A più di quattro secoli di distanza, Napoli torna ad accogliere simbolicamente uno degli artisti più famosi e controversi della storia d’Italia. Apre oggi la mostra che permetterà al pubblico di ammirare non solo Caravaggio, ma anche la sua influenza sugli artisti all’ombra del Vesuvio.

Michelangelo Merisi, detto “Caravaggio”, visse a Napoli per diciotto mesi, dal 1606 al 1609. Fu un periodo molto intenso per la sua vita e la sua produzione artistica. Il Museo e Real Bosco di Capodimonte e il Pio Monte della Misericordia raccontano questo periodo e la sua eredità nella mostra “Caravaggio Napoli”, curata da Maria Cristina Terzaghi e dal direttore del museo Sylvain Bellenger. L’esposizione apre oggi, 12 aprile, e rimarrà aperta fino al 14 luglio. Sono esposte al pubblico in tutto sei opere dell’artista, insieme a 22 quadri di artisti napoletani per un ideale dialogo.

Caravaggio
“Salomé” con la testa del Battista

Si allestisce il confronto tra “La flagellazione di Cristo”, conservata a Capodimonte, che Caravaggio realizzò per la chiesa partenopea di San Domenico, e la “Flagellazione” del Musée des Beaux-Arts di Rouen, assente da Napoli da 35 anni e in arrivo dopo un restauro. Sarà presente una copia del dipinto di Rouen, assieme ad alcuni quadri strettamente ispirati ad esse. Sono esposte anche la “Salomè” di Caravaggio custodita alla National Gallery di Londra, e quella di Madrid (Palacio Real), affiancata dalle grandi interpretazioni di Battistello Caracciolo (Museo de Bellas Artes, Siviglia) e di Massimo Stanzione, per la prima volta a Napoli.

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La mostra ripercorre l’attività dei più dotati caravaggeschi attivi a Napoli, quali Tanzio da Varallo, con il suo “San Giovanni Battista” ispirato al “San Giovanni Battista” della collezione Borghese. Viene esposto anche l’ultimo dipinto realizzato da Caravaggio in città, il “Martirio di Sant’Orsola”, oggi a Napoli nelle Gallerie d’Italia a Palazzo Zevallos Stigliano, affiancato da un’interpretazione di Giovanni Bernardino Azzolino, autore di numerose repliche della tela caravaggesca.

Il percorso proporrà anche opere mai esposte in Italia di Louis Finson, come il “Martirio di San Sebastiano”. Conosciuto come l’autore delle copie della Maddalena in estasi, anch’esse presenti in mostra, Finson fu tra i primi amici e copisti di Caravaggio a Napoli. Accanto sono esposte le tele di Battistello (“Crocifissione”), Stanzione (“Martirio di Sant’Agata”) e Hendrik De Somer (“San Sebastiano”), che indubbiamente ebbero come modello comune “La crocifissione di Sant’Andrea” di Caravaggio, oggi a Cleveland.

Caravaggio
“Sette opere di misericordia”

Il progetto comprende la ricostruzione di un percorso attraverso la città, dei luoghi che l’artista frequentò. Tra questi il Pio Monte della Misericordia dove si trova “Sette opere di Misericordia”, realizzato per la cappella del complesso religioso nel 1607. E proprio il dibattito, condito da polemiche, sul mancato trasferimento del capolavoro è stato al centro della conferenza stampa di presentazione della mostra. “Una bellissima esperienza antropologica: ho imparato che in Italia l’arte è l’anima, e quando si tocca l’anima è sempre difficile”, così si è espresso il direttore del Museo di Capodimonte, Sylvain Bellenger. La mostra, ha aggiunto Bellenger, “è organizzata in un modo molto drammatico, quasi nel buio con l’illuminazione solo sui quadri. È una esperienza quasi caravaggesca, le sale sono organizzate sui temi dipinti da Caravaggio e che hanno influenzato la scuola napoletana”.


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