Quando l’incomprensione di un’opera d’arte può portare a esiti paradossali. È il caso di uno studente livornese, trasformatosi in vandalo contro una targa in apparenza razzista, in realtà dal significato opposto.

Vietato l’ingresso agli ebrei e agli omosessuali“, era il messaggio riportato sulla targa in ottone installata ieri sul muro di ingresso all’esterno del Museo della Città di Livorno. Uno studente in visita nella struttura non l’ha gradito affatto e ha espresso il suo dissenso imbrattando la scritta con una vernice spray. Non sapendo, o comunque non avendo compreso, come la targa fosse in realtà opera dell’artista milanese Ruth Beraha. L’intento di “Io non posso entrare” (questo il titolo dell’opera) era di segno del tutto contrario rispetto a quello compreso dal ragazzo. Sia l’artista sia la direttrice del museo, Paola Tognon, presenti al momento del gesto, si sono confrontate con lui riconoscendo l’istintività del gesto. Al termine il giovane ha donato all’artista il libro di Italo Calvino “Il sentiero dei nidi di ragno(1947) che aveva lasciato appositamente accanto all’opera.

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“Ritengo che questa opera di Ruth Beraha – ha spiegato su Facebook la direttrice del museo, Paola Tognon, commentando il gesto – abbia in qualche modo sollecitato solo il primo e forse il più banale dei suoi messaggi, cioè quello di essere una semplice provocazione” mentre in realtà vuol “sollecitare una riflessione contro razzismi e discriminazioni“.

Buongiorno da Livorno!Ieri pomeriggio, 29 aprile 2019, abbiamo allestito all’ingresso esterno del Museo della Città -…

Pubblicato da Paola Tognon su Martedì 30 aprile 2019

Subito dopo è arrivata anche l’artista, Ruth Beraha: “Mi ha colpito il fatto che quel ragazzo dicesse che Livorno non era pronta, non aveva gli strumenti per capire cosa c’era dietro a quel messaggio. Io penso che l’arte parli a tutti e mi ha ferito la reazione di quel ragazzo che ha usato prima un libro, ma poi lo spray nero. E se le parole sono importanti, lo sono anche i colori e gli oggetti che usiamo. Anche quelli – aggiunge l’artista – danno un messaggio. Nel caso di quello studente, un messaggio di censura. Eppure mi pareva così chiaro, così elementare … quella targa dice una cosa così indicibile che dovrebbe portare tutti a riflettere“.


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