Il Vaticano e la Cina, storia di un rapporto lungo e difficilissimo. Un’ulteriore avvicinamento, dopo i tentativi degli ultimi anni, potrebbe arrivare a partire da oggi. Complice, come spesso accade, l’arte.

Infatti oggi i Musei vaticani e il Palace Museum di Pechino presenteranno, proprio nella capitale della Cina, la mostra “Beauty Unites Us – Chinese Art from the Vatican Museums” (trad. “La bellezza ci unisce: arte cinese dai Musei vaticani). Si tratterà di una vasta esposizione di opere d’arte cinesi detenute dal Dipartimento Anima Mundi dei Musei vaticani, e che ora “torneranno a casa” per un periodo fino al 14 luglio. Il pubblico potrà vederle negli spazi del Palace Museum situato proprio nell’iconica Città proibita, antica roccaforte imperiale e simbolo della civiltà cinese. L’evento è curato da padre Nicola Mapelli – responsabile del Dipartimento Anima Mundi – insieme a Wang Yuegong – suo corrispettivo al Department of Palace Life and Imperial Ritual. Una nota della Direzione dei Musei vaticani parla di “un gesto concreto dall’alto valore simbolico”. È la prima volta che il Vaticano e la Cina collaborano per un evento culturale di questa portata. Un vero e proprio evento storico.

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Le opere esposte saranno ben 76 e spazieranno dall’arte popolare a quella buddhista, passando per le testimonianze di arte cattolica realizzata in Cina. Queste ultime, “che testimoniano l’incontro tra il cristianesimo e le tradizioni artistiche della Cina”, saranno particolarmente interessanti. La mostra presenterà comunque anche pezzi dalla Pinacoteca vaticana come “Il riposo durante la fuga in Egitto” (1570-1573) di Federico Barocci e “Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre” (fine XVIII sec.) di Peter Wenzel.

Vaticano
“Centinaia di farfalle”, dipinto dal gesuita Giuseppe Castiglione

Dal canto suo, anche la direzione del Palace Museum contribuirà con opere d’arte detenute in Cina e rientranti nello spirito dell’operazione. Ci saranno infatti opere dell’artista cattolico Wu Li (1632-1718) e di Giuseppe Castiglione, un gesuita di Milano conosciuto in Cina con il nome di Lang Shining (1688-1766). Quest’ultimo, capace di dipingere scene naturalistiche con uno stile propriamente cinese, rappresenterà forse una delle maggiori attrazioni della mostra. Oltre che un simbolo tangibile dell’incontro tra due culture.


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