Il primo strumento di cui usufruiamo per scoprire il mondo e ciò che ci circonda è il nostro corpo. Cinque sensi che lavorano in perfetta armonia tra di loro. Se per caso uno di questi dovesse venire a mancare il corpo stesso riuscirà a compensarlo amplificando gli altri sensi. Una meravigliosa macchina espressiva.

C’è chi usa il corpo come mezzo, chi come strumento e chi, invece, fa di esso il punto cardine dell’opera.Sono sempre più frequenti gli eventi con tematica centrale la Body art:  body paint, tatuaggi, scarnificazioni, piercing. Abbiamo già avuto modo di affrontare questo mondo nell’intervista ad Anna Corso, per l’evento Taomoda, fino ad arrivare al coloratissimo World Bodypainting Festival, tenutosi dal 12 al 14 luglio 2018 a Klagenfurt, in Austria.

Filo comune di tutti questi eventi è l’utilizzo del corpo come superficie di lavoro. Abbiamo visto come nel body paint esso possa diventare tela, spazio di pittura, così temporanea ma anche permanente, come nel tatuaggio e nella scarnificazione, o ancora spazio d’installazione per eventuali modificazioni del corpo come i piercing. Tutto questo diventa espressione del creativo e di chi ne “indossa” i lavori, facendone specchio della propria persona.

Tuttavia, parlando di body art, il piano da osservare è molto più ampio, spesso grottesco e poco accettato da chi crede che l’arte sia solo bellezza. La body art diventa studio dell’essere nelle sue molteplici sfumature, di come esso agisce e reagisce all’interno di contesti socio culturali, nel mondo e in natura. Lo studio intimo dell’uomo e delle sue debolezze e punti di forza. Body art non è solo estetica, ma pura espressione del sé. Spesso i colori eccentrici e i temi stravaganti del body paint, lasciano spazio anche a performance inquietanti, di dubbio gusto, ambigue, avvilenti ma tremendamente affascinanti, che stimolano inevitabilmente l’interesse e l’attenzione dello spettatore, positivamente o meno, ponendogli davanti la necessità di porsi delle domande legate alla natura dell’uomo.

L'uso del corpo: tra body art e dissenso

Osservando i corpi in movimento ne si comprendono pulsioni e necessità, basti pensare al film su Jackson Pollock di Hans Namuth. L’atto del creare non è mai composto e ordinato, spesso non basta una stanza; le riprese mostrano questo: un artista travolto in un vortice creativo, una danza di movimenti alternati che ne determinano l’espressione. Il riprendere, per poi poter visionare, le movenze di un corpo coinvolto nel produrre diventa inevitabilmente messaggio ed espressione artistica. Il ritualizzare è un’azione insita nell’essere umano. Ogni giorno, nella nostra quotidianità, viviamo riti e simboli: prendere il caffè la mattina, il riposo pomeridiano, il film la sera. Questo susseguirsi di gesti crea contesti che coinvolgono l’individuo; nella body art si punta a questi microcosmi.

Se di questi tempi sono all’ordine del giorno le manifestazioni femministe contro l’oggettificazione del corpo della donna vi farà strano sapere che Yves Klein utilizzava le donne come pennelli per creare le sue Antropometrie. Il punto finale dell’opera non sono le tele su cui danzano queste donne, ricoperte di colore blu, pronte a lasciare l’impronta del loro corpo, bensì il contesto in cui tutto ciò accadeva; creare un forte legame tra il pubblico e ciò che stava succedendo, lasciare in loro un’esperienza multisensoriale, basata tutta su corpi: quelli delle danzatrici, dei musicisti, dell’artista e il pubblico stesso, a cui veniva servito un drink a base di un colorante commestibile che avrebbe “marcato” l’urina dei presenti per i giorni a venire, come segno di passaggio di ciò che hanno vissuto.

L'uso del corpo: tra body art e dissenso

Le manifestazioni e performance, sia dal vivo che video, riguardanti la body art sono molteplici. Ultimamente si è parlato molto, sui social, del video esposto al giardino botanico di Palermo, ritraente la performance “stramba” di un uomo che amoreggia con delle piante. Il tutto ha destato scalpore in molti visitatori, creando numerose polemiche a riguardo. Il video in questione è una video installazione dell’artista Zheng Bo, dal nome Pteridophilia. Nel video viene rappresentato il video di un ragazzo che fa sesso con delle piante; l’intento è quello di porre l’attenzione su una tematica molto stretta all’artista, ovvero la dendrofilia: provare attrazione verso le piante. Attraverso i suoni, i colori, le immagini ambigue e il fruscio delle foglie mosse sia dal vento che dal giovane che si “destreggia” tra di esse, l’artista vuole rappresentare il suo amore per le piante e la natura e far percepire come siano diventate simbolo di speranza e ambizione.

Dopo aver parlato di cosa sia la body art viene facile comprendere il valore e lo scopo di performance che necessitano di contesti e situazioni adatte. In questo caso la reazione dello spettatore diventa parte integrante dell’installazione: lo stupore, il divertimento, il disgusto e tutte le condivisioni suoi social di visitatori indignati.

L’arte non sta più nei musei, non è soltanto mera rappresentazione didascalica e non pretende bellezza. L’arte è fatta dall’uomo e con l’uomo, portandosi dietro tutto il bagaglio pieno di stravaganze e molteplici sfaccettature che compone la razza umana.

Federica M. Grasso

 

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