Da sempre, l’uomo ha avuto modo di trarre dalla natura molteplici utensili, i quali gli hanno permesso di dare sfogo alla sua creatività. Basti pensare ai graffiti, prime forme di pittogrammi e quindi comunicazione visiva, realizzati nelle grotte con diversi pigmenti naturali come il carbone. Queste opere storiche ci sono pervenute grazie all’acqua nelle caverne che, contenendo sali minerali, ha permesso la creazione di una patina protettiva trasparente.

L’intento primitivo di lasciare una traccia ai posteri è evidente, tuttavia non si disponeva della conoscenza necessaria per creare consapevolmente manufatti che avrebbero resistito al tempo e alle intemperie.

Con i secoli e l’evoluzione, si è continuato a sperimentare riguardo pigmenti e rispettivi additivi che permettessero miglior resa e durabilità. Dopo essere entrato in un’ottica di prospettive future, l’uomo ha realizzato l’importanza della memoria storica e quanto sia importante tramandare il proprio presente. L’arte è da sempre specchio della società in cui si sviluppa, come veicolo migliore per trasportare sapere e cultura negli anni a venire.

Da certi frutti e petali di fiori è possibile estrarre colori meravigliosi. Tuttavia, affinché durino nel tempo, è necessaria l’aggiunta di sostanze che possano proteggerli e perseverarli.

Uno dei materiali più versatili e che si predispone a questo genere di utilizzo è la canapa. L’olio che viene estratto da quest’ultimo non solo ha molteplici effetti benefici per l’uomo, ma anche per l’arte che questo crea. I colori ad olio di canapa, così come le tele in fibra dello stesso materiale, danno il beneficio di poter contare su numerosi effetti positivi, come la resistenza al calore, alla muffa e all’umidità, nonché la capacità di riflettere la luce, riducendo quindi gli effetti da usura dovuti all’esposizione ad una fonte luminosa.

Questa tradizione artigianale è rimasta tanto intrinseca che lo stesso termine “canvas”, parola anglosassone tradotto normalmente come “tela”, deriva dal francese antico canevas, che a sua volta si pensa derivi da cannapaceus, che dal latino volgare significa, per l’appunto, fatto di canapa.

Le caratteristiche che rendono la canapa un ottimo materiale le hanno permesso di assumere un ruolo centrale in uno degli eventi storici più significativi dell’era moderna: l’invenzione della stampa a caratteri mobili da parte di Johann Gutenberg, tra il 1448 e il 1454. Difatti, la prima Bibbia stampata era, per l’appunto, in cellulosa in fibra di canapa.

Canapa su tela

Rimanendo in ambito religioso, un’altra maestosa opera pervenutaci grazie alla durabilità conferita dai colori ad olio di canapa sono gli affreschi contenuti nella Volta della Cappella Sistina, realizzata nel 1508-1512 da Michelangelo Buonarroti. L’artista utilizzò l’olio di canapa segretamente a papa Giulio II. Si può ricordare anche il più famoso autoritratto di Leonardo Da Vinci del 1517, sempre in fibra di canapa. Probabilmente con la speranza di essere ricordato e immaginato anche dai posteri, grazie alla capacità della tela di tutelare l’opera.

«Senza aver visto la Cappella Sistina, non è possibile formare un’idea apprezzabile di cosa un uomo solo sia in grado di ottenere», citava Johann Wolfgang von Goethe – ed è un bene poterlo constatare ancora tutt’oggi, grazie anche alla scelta dell’artista per quanto riguarda i materiali da utilizzare.

Difatti, ogni creatore d’arte ha, oltre al compito di dar vita al nuovo riformando ciò che la natura gli offre, il dovere di studiare e impegnarsi nei confronti di ciò su cui andrà a lavorare, affinché questo possa perpetrarsi nel tempo e nello spazio, nelle menti e nei cuori delle persone, nel bene o nel male.

Il lavoro di ogni artista nasce ancor prima dell’inizio dell’opera stessa e riguarda la scelta del mezzo, della storia e di come la si vuole raccontare, del supporto e dei materiali. Tutto ciò sarà, inevitabilmente e indissolubilmente, parte integrante del lavoro finale.

Molti altri artisti hanno deciso di utilizzare i derivati della canapa nelle proprie opere, basti pensare ai celebri e iconici autoritratti di Van Gogh e Rembrandt, che altrimenti avrebbero potuto rischiare di essere persi nel tempo.

Ad oggi, causa la “demonizzazione” della canapa e l’inevitabile sviluppo delle tecnologie verso componenti chimici e sintetici, l’utilizzo della canapa nell’artigianato artistico è sicuramente diminuito. Tuttavia, così come questo materiale ha contribuito a proteggere opere di inestimabile valore, non tanto monetario quanto umano, è doveroso preservarlo e tenerne viva la tradizione.

Così come è banale credere che la creatività di un artista possa essere liberata solo sotto gli effetti di droghe, è altrettanto limitativo ricondurre il rapporto della canapa con il mondo dell’arte al mero utilizzo psicoattivo.

Canapa su tela

Ad oggi, anche in Italia, esistono realtà con tema centrale la canapa e i suoi molteplici benefici e utilizzi, basti pensare al Canapa Mundi, che coinvolge anche identità artistiche come quella di Maria Novella De Luca, fotografa la quale, tramite le sue foto-ritratti e immagini di vita quotidiana, intende presentare i benefici della canapa a scopo medico e terapeutico, raccontando le storie di chi ne trae sollievo, cercando di scardinare ideologie superficiali e limitative.

Certo è che allentare i freni inibitori possa stimolare la fantasia e la creatività. Tuttavia, ogni processo artistico che si possa definire tale necessità di una grande dose di coscienza e razionalità affinché il prodotto finale possa essere coerente e duraturo. Come abbiamo visto, la scelta dei supporti e dei materiali è fondamentale, così come la conoscenza e una visione prospettica di quella che è la società e della sua evoluzione.

Federica M. Grasso

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