Castlevania è una di quelle saghe videoludiche che, grazie alla sua trasversalità, è riuscita a ritagliarsi un meritato posto nella storia dei videogiochi. Attingendo dai classici della letteratura e del cinema horror e dei fumetti giapponesi ha dimostrato di sapersi reinventare per oltre 30 anni.

In onda su Netflix dallo scorso 26 ottobre, la seconda stagione di Castlevania pone subito rimedio alle mancanze della prima: nell’arco di otto episodi prosegue e conclude la storia nel punto in cui l’avevamo lasciata.

Gli eroi: Trevor Belmont, la maga Sypha Belnades e il figlio di Dracula Alucard
Trevor, impegnato a preparare l’avanzata contro l’incombente esercito del male creato dal Conte vampiro. L’alchimia dei tre eroi è funzionale a sdrammatizzare la tensione, in particolare le frecciatine tra Trevor e Alucard in perfetto stile buddy movie.

Lord Dracula e la costituzione del suo esercito
Inedita e più interessante la prospettiva dell’antagonista: conosceremo i generali, gli intrighi e complotti che porteranno a determinare l’esito della battaglia finale. Tra questi: Hector, Isaac e il vampiro Carmilla. Se quest’ultima è un personaggio ricorrente nella saga, i due devil forgemaster invece provengono da Castlevania: Curse of Darkness, uno dei titoli più modesti ma che gode di una storia tutto sommato interessante. Un dettaglio che fa la differenza e che dimostra la conoscenza degli sceneggiatori della lore vampiresca.

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Carmilla, Hector, Isaac e gli altri generali alla corte di Dracula

Tecnicamente, la serie non ha nulla da invidiare ai prodotti d’animazione giapponese. Il comparto audio risulta eccellente sia sulla colonna sonora che sul doppiaggio: degno di menzione è certamente Peter Stormare che dà voce a Godbrand, personaggio creato ad hoc per questa stagione. L’animazione risulta, invece, incostante: pur mantenendosi su buoni livelli, soprattutto nei punti di maggiore climax, in certi passaggi, appare altrettanto evidente l’assenza di fluidità al punto tale da risultare fastidiosa.

Un altro difetto, che potrebbe far storcere il naso ai puristi della saga, è la liberta che si concede questa stagione rispetto alla storia del videogioco. Nulla di compromettente, ma pone degli interrogativi sul proseguio della serie. Lo showrunner Adi Shankar, intervistato da Ign, ha tagliato la testa al toro chiarendo le sue intenzioni: “Per quanto questa serie sia basata su Castlevania, non ha necessariamente stretti legami con il videogioco. Questa è la nostra interpretazione: una sorta di Castlevania cinematic universe“.
“I personaggi potrebbero essere un po’ diversi – ha proseguito Shankar -, o potrebbero apparire esattamente uguali alle loro controparti originali. Così come gli eventi potrebbero svolgersi nello stesso modo o deviare dalla storia originale. La cosa importante in questo show è il progetto narrativo che stiamo inventando”.

Quando Netflix ha annunciato la serie animata di Castlevania è stato un fulmine a ciel sereno: prodotto dalla Fredeator Studios (Adventure Time) e scritto dal fumettista Warren Ellis (Transmetropolitan, The Authority), il progetto già sulla carta prometteva bene. Impressione confermata nella prima stagione: attingendo a piene mani da Castlevania III: Dracula’s Curse, la serie ha mostrato di rimanere fedele al suo nome mantenendone l’atmosfera tetra e sanguinolenta. Abituati a trasposizioni – animate e non – che a malapena raggiungevano la sufficienza, il rispetto dello spirito originale non era un risultato così scontato ed è riuscita a entrare immediatamente nel cuore dei fan. Tuttavia soffriva di un unico, grande, difetto: era composta da sole quattro puntate, da 25 minuti ciascuna.

La seconda stagione di Castlevania è la definitiva conferma di un prodotto che finalmente si è espresso in tutto il suo potenziale. La qualità tangibile ci rassicura sul futuro della serie. Siamo indubbiamente in buone mani.

Antonio D’Alessandro


Il trailer della seconda stagione

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