I lavori sul Treno ad alta velocità (Tav) finalmente vedono la luce in fondo al tunnel. La battuta è poco felice ma rispecchia quanto accade in questi giorni.

Ieri il Cda di Telt (la società che si occupa del progetto della Torino-Lione) ha sbloccato l’iter per la presentazione dei bandi per l’opera che nell’immaginario collettivo ha sostituito il ponte sullo Stretto come la grande opera che per antonomasia si pensa ma non si farà mai. Come il riordino dello sgabuzzino previsto per domenica prossima e che forse si farà in quella successiva. I bandi riguardano al momento la tratta francese, per un totale di 45 chilometri. Considerando però che la stessa Telt appartiene per il 50 percento alla Francia e il restante 50 alla Ferrovie dello Stato italiano, e che il provvedimento in ballo riguarda finanziamenti europei da 300 milioni di euro, delle due cose l’una: o non stiamo capendo nulla di quel che accade o il Governo italiano ha dato il via libera alla realizzazione del Tav. Tertium non datur.

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Il cantiere di Chiaromonte

Poche parole per smentire la ricostruzione degli appassionati dei thriller politici. Tre giorni fa il premier Giuseppe Conte ha dato il via libera all’apertura dei bandi, che non sono chiamati bandi bensì manifestazioni d’interesse. Con l’assicurazione, da parte di Telt, che l’esecutivo comunque si riserverebbe “la facoltà di interrompere senza obblighi e oneri la procedura in ogni sua fase”. Tradotto senza finzioni semantiche: il Tav si fa, ma senza impegno. Molti commentatori giudicano la soluzione come ideale compromesso per traghettare il Governo oltre il pantano della crisi e tenere buona l’opinione pubblica in vista di elezioni più prossime di quanto non si creda. Sarebbe un gioco anche simpatico se non fosse inutile. La Ue ha già avvisato che i lavori sul Tav non funzionano come il decoder satellitare, che intanto prendi in prestito e se non ti piace lo restituisci. Se non si compiono secondo i tempi stabiliti, i soldi stanziati per il finanziamento volerebbero via. Quindi non ci dovrebbero essere dubbi: il Governo dice al Tav. Resta da capire perché lo faccia e non lo dica.

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Il “resta da capire” è retorico, perché in realtà si capisce benissimo: sul Tav si sta consumando una grave sconfitta del M5s. Qualcosa di più umiliante anche rispetto alla questione del processo a Matteo Salvini in merito al caso Diciotti. Il Movimento guidato dal vicepremier Luigi Di Maio appena poche settimane fa diceva no al Tav perché in Italia c’è ben altro da fare. Ora usa la stessa ragione, che in Italia c’è ben altro da fare, per non dire no. E soprattutto per non tirare troppo la corda nei rapporti di forza interni al Governo con la Lega e il leader Matteo Salvini, autore di un capolavoro comunicativo: gli è bastato recarsi sul cantiere della Torino-Lione, mettersi un caschetto, mettere in mezzo la volontà di non vanificare il lavoro degli operai e addirittura la necessità ecologica di non restare con un tunnel a metà, per convincere molti scettici sul progetto. Si è manifestato come l’uomo del Nord, quello che fa. Di Maio, invece, su quel cantiere, non ci è andato. Secondo il pentastellato “non c’è nulla da vedere”. Si è manifestato come l’uomo del Sud, quello che non vuole fare niente. Di fatto rafforzando a sua volta il fronte del Sì Tav e costringendosi a un penoso inseguimento. 

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Matteo Salvini sul cantiere del Tav

Non ci interessa sapere chi abbia ragione, se il Tav sia o no l’equivalente economico del Messia che salverà il Paese e ci porterà nel Regno dei cieli. Ci interessa verificare, da cittadini, la coerenza di chi ci governa rispetto alle proprie idee in merito. Da una parte, c’è una Lega che sostiene il Tav ed è disposta a far cadere il Governo se il progetto non andasse avanti. Dall’altra, un M5s contrario a questo sin dalla prima ora e disposto a farlo andare avanti pur di non far cadere il Governo. Le due facce di un esecutivo a doppia velocità, non necessariamente alta, e in cui c’è chi traina e chi è trainato fino a essere traviato. Magari illudendosi che con la prostituta dal cuore d’oro che venderà sì il corpo, ma non l’anima, sia ancora amore fino alla fine.


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