“Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”, disse Bertolt Brecht. Il quale indubbiamente non viveva al tempo dei social, quello che di eroi, veri e presunti, ne produce in quantità industriale.

L’ultimo prodotto della fabbrica dell’eroismo è una ragazzina di nome Greta Thunberg. È svedese, figlia di una cantante d’opera e di un attore. Ha solo 16 anni ma ne dimostra molti di meno. Sguardo tagliente, quasi cattivo, sembra una versione femminile di Sheldon Cooper. È l’unica studentessa del mondo a essere elogiata per il fatto di marinare la scuola.

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Lo fa dall’agosto 2018, mese più caldo della storia svedese (con un picco di 30°), quando da ogni venerdì si reca davanti la sede del Parlamento nazionale per chiedere l’adozione di politiche atte a frenare il cambiamento climatico. Sembrerebbe una replica contemporanea della protesta di piazza Tienanmen, se non fosse per il fatto che la Svezia è uno dei Paesi europei e del mondo più virtuosi proprio in fatto di politiche per l’ambiente. Il 60 per cento del suo territorio è coperto di foreste, gli alloggi sono in gran parte ecocertificati, addirittura entro il 2020 potrebbe dire definitivamente addio ai combustibili fossili. Probabilmente la protesta avrebbe avuto più senso se Greta fosse stata americana o cinese o (perché no?) anche italiana. Non avrebbe avuto tuttavia più clamore.

Greta
Greta Thunberg

Tutte le cose di cui sopra – così come dei discorsi tenuti da Greta al vertice Onu il 4 dicembre 2018 e a Davos il 25 gennaio – fingiamo di saperle da sempre. Ovviamente le sappiamo da poco. Da quando, cioè, sui media di mezzo mondo è rimbalzata la notizia della candidatura di Greta al Nobel per la pace, unita a una serie di foto ben fatte che la ritraggono, bambina coraggiosa, seduta al freddo e al gelo sulle strade di Stoccolma, esibendo cartoni con su scritti slogan altrettanto ben fatti. Da qui siamo risaliti alla sua biografia, al suo account Twitter, al suo Asperger e a una scoperta scioccante: il 15 marzo ci sarebbe stata una manifestazione di cui non sapevamo nulla ossia lo Sciopero mondiale per il futuro. Greta, nuova eroina del web, ci invita in comprensibilissimo svedese senza sottotitoli a scendere in piazza con lei per chiedere nuove politiche sul clima.

Il fatto che non ne sapessimo nulla potrebbe significare che non ce ne fregasse nulla, in effetti. Ma il compito della pubblicità qual è, se non invogliarti ad acquistare un prodotto di cui non hai o non sapevi di aver bisogno?

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Ed ecco che milioni di persone nel mondo scendono in piazza, i media martellano sull’evento prima e durante le manifestazioni, nei talk show politici si riscopre l’esistenza del partito dei Verdi, anche i meno vecchi cominciano ad ammettere: “Ma sai che in effetti quando ero giovane non faceva caldo quanto adesso?”. L’ecologismo ha avuto la sua Woodstock, l’Evento catartico par excellence e che è stato reso possibile dal sapiente merchandising della figura più potente che l’umanità conosca: la Vergine. Il day after del Concertone verde non è meno spiazzante di quello originale. I partecipanti si svegliano disorientati, si guardano attorno, finita la sbornia si chiedono perché abbiano fatto quello che hanno fatto. Il giorno dopo la Giornata dello sciopero per il clima, i riflettori si sono spenti e i ghiacciai hanno smesso di sciogliersi davanti ai nostri occhi. Nessuno sa che una seconda Giornata si terrà il prossimo 24 maggio, perché siamo tornati a fregarcene.

Greta
Scena dallo School Strike dello scorso 15 marzo

È stato un bellissimo sogno. Finito lo show e smontata la Giovanna d’Arco dell’Ikea abbiamo ora bisogno di parlare davvero della questione climatica. Non servono i proclami e flash mob, ma proposte di riforma a livello politico. Non abbiamo bisogno di spegnere le luci del Colosseo per una notte, ma di un cambiamento graduale delle nostre abitudini e dei nostri stili di vita. Non abbiamo bisogno di documentari sugli orsi polari, ma di un maggior accesso alle nuove tecnologie. Non abbiamo bisogno di eroi, ma di una normalità che non fa notizia. E, forse, di quell’istruzione che ci permette di cambiare il mondo non marinando la scuola, ma frequentandola.


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