Il CdS rinvia al Tar e riconosce ad AssoCounseling il diritto a far parte dell’elenco delle associazioni professionali. L’Ordine degli psicologi non ci sta: “Non si è valutata la sovrapposizione con la professione dello psicologo”.

Sui counselor “il Consiglio di Stato decide di non decidere”. Il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop), commenta così, la sentenza emessa dall’organo di ultima istanza che ha riconosciuto ad AssoCounseling, l’associazione che rilascia l’attestato di qualificazione professionale dei servizi di counseling ai sensi della legge 4/2013, il diritto a far parte dell’elenco delle associazioni professionali non regolamentate (o prive di Albo), tenuto dal Ministero dello sviluppo economico (Mise).

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Secondo il Cnop, infatti, “questa sentenza non autorizza affatto i counselor a svolgere attività connesse a quelle dello psicologo, ma consente la semplice iscrizione delle associazioni all’elenco del Mise”. In altre parole, lascia del tutto impregiudicate le questioni sollevate dall’Ordine.

Ma è utile fare un piccolo passo indietro fino al 18 gennaio, quando il ministero della Salute, in una lettera indirizzata all’Uni, al Cnop e all’Ordine degli Psicologi del Lazio, ha evidenziato che “tale progetto pone la figura del counselor non psicologo in palese sovrapposizione con quello dello psicologo, dello psicologo psicoterapeuta, del dottore in scienze e tecniche psicologiche, del medico psichiatra, del medico psicoterapeuta, in analogia con il precedente progetto Uni 08000070 sul “counseling relazionale” la cui adozione era già stata sospesa per intervento di questo stesso Ufficio”.


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