Gli scontri di piazza avvenuti ieri a Genova tra antifascisti e polizia durante il comizio di CasaPound, in cui è avvenuta l’aggressione del giornalista Stefano Origone, non rimarranno senza conseguenze per i responsabili.

I due manifestanti antifascisti fermati dalla polizia giudiziaria oggi sono stati sottoposti a processo per direttissima. Previsto in mattinata, è poi slittato al pomeriggio. I due uomini, di 50 e 31 anni, dovranno rispondere di resistenza a pubblico ufficiale a partire dal 19 luglio, quando partirà il procedimento ad hoc. Nel frattempo è stato disposto per loro l’obbligo di firma. Fuori dal Palazzo di Giustizia di Genova fin dalle 9 di questa mattina si è formato un gruppo di una ventina di manifestanti in sostegno degli imputati, senza conseguenze per l’ordine pubblico.

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Contro ignoti è stato invece aperto un fascicolo per resistenza, danneggiamenti e lancio di oggetti pericolosi, un secondo invece nei confronti degli agenti del reparto Mobile per il pestaggio nel quale è stato coinvolto Stefano Origone, giornalista di Repubblica Genova, finito in ospedale con fratture ad una mano, a una costola e diversi traumi. Nel corso degli scontri, avvenuti in piazza Corvetto a Genova, è stato colpito con un pugno in faccia un dirigente di polizia che tentava la mediazione prima che i manifestanti tentassero di sfondare il blocco che chiudeva l’accesso a via Marsala, dove era in svolgimento il comizio di CasaPound.

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È assurdo che accadano fatti del genere – dichiara il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi -. Il giornalista Origone era in piazza a svolgere il suo lavoro di cronista in modo pacifico e non so come possa essere stato scambiato per un facinoroso”. Lo stesso Cozzi questa mattina ha telefonato al giornalista di Repubblica ferito: “Esprimo la mia più forte solidarietà – ha detto Cozzi – e il rammarico forte perché è inconcepibile quanto successo”. Origone ha raccontato di esser stato caricato anche lui da un gruppo di circa sei agenti. È stato colpito da manganellate e calci, nonostante fosse a terra e gridasse: “Sono un giornalista“.

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Il giornalista Stefano Origone

Il questore Vincenzo Ciarambino, il quale ha fatto visita giovedì sera al cronista all’ospedale Galliera, dove è ricoverato, gli ha chiesto scusa e ha provato a spiegare l’accaduto: “Origone era vicino a una persona fermata che stavamo portando via, c’è stato un tentativo da parte dei manifestanti di sottrarlo alla polizia ed è partita una carica, Origone non si è accorto in tempo della carica, è caduto e ha preso qualche colpo. Me ne dispiaccio profondamente”, ha detto.


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