Quella dei falsi incidenti per intascare i soldi delle assicurazioni è diventata negli anni una piaga sempre più frequente, come quella dei falsi invalidi. Ma quello che è stato rinvenuto a Palermo è uno scenario che supera ogni immaginazione.

Due operazioni, condotte dalla Polizia e dalla Guardia di finanza, hanno assestato un altro colpo a un’organizzazione che avrebbe truffato le assicurazioni con falsi incidenti, provocando gravissimi danni fisici a vittime compiacenti e la morte di una di queste. I blitz, denominati “Contra fides” e “Tantalo bis“, hanno condotto a 42 arresti. Tra le persone fermate c’è anche un avvocato, Graziano D’Agostino, il quale curava la parte legale di molti dei falsi incidenti. Le accuse, a vario titolo, sono di lesioni gravi, usura, estorsione, peculato, truffe assicurative e auto-riciclaggio. Gli indagati sono addirittura 250. Si tratta dello sviluppo di un’inchiesta che già l’anno scorso aveva portato a 11 arresti e a una cinquantina di indagati.

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Le vittime erano scelte tra tossicodipendenti, persone con disturbi psichici e donne in condizioni di povertà. L’organizzazione pianificava e inscenava falsi incidenti stradali per ottenere voluminosi risarcimenti per gravissimi danni fisici a chi si prestava a gravi menomazioni. Alle vittime andavano gli spiccioli, mentre le organizzazioni intascavano rimborsi elevati anche in base al grado di invalidità, in alcuni casi permanente, arrecato alle vittime.

assicurazioni

Una persona ha perso la vita: si tratta del tunisino Hadry Yakoub, trovato morto in strada a Palermo. Per questa vicenda erano state già fermate lo scorso agosto tre persone. La morte, in un primo momento decretata come conseguenza di un incidente stradale, in realtà era stata determinata da fratture multiple per simulare il sinistro. L’uomo fu drogato perché non si sottraesse alle lesioni, necessarie per inscenare un incidente stradale. È grazie alla collaborazione dei tre arrestati che gli investigatori sono riusciti a squarciare il velo sull’organizzazione. Almeno 50 vittime, ha spiegato il capo della squadra mobile Rodolfo Ruperti, hanno collaborato con le forze dell’ordine.

Nel corso delle perquisizioni è stato trovato un vero e proprio libro mastro con diversi episodi di rotture di ossa provocati ad arte, nomi di vittime e località dell’incidente. Si è ricostruita anche la modalità con cui erano effettuati il reclutamento, la scelta delle location per i falsi incidenti, i danni fisici alle vittime. Medici compiacenti firmavano perizie mediche di parte, centri fisioterapici attestavano cure mai effettivamente somministrate. Studi di infortunistica e legali corrotti gestivano l’iter per il riconoscimento degli indennizzi.

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La Guardia di finanza ha sequestrato beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un valore di oltre mezzo milione di euro a otto indagati. Come ha spiegato il colonnello Cosmo Virgilio, comandante del nucleo di polizia economica e finanziaria delle fiamme gialle a Palermo, “a uno dei capi, Domenico Schillaci, sono stati sequestrati alcune attività commerciali, il bar Dolce Vita, un centro scommesse, un gommone, una Porsche e una moto”.


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