È stato spesso al centro del dibattito per vari motivi, connessi al problema dell’accoglienza. Ora la storia del Cara di Mineo (Catania) sembra volgersi a un termine forse atteso, ma brusco.

«Grazie ai porti chiusi, abbiamo svuotato i grandi centri come Cona e Bagnoli in Veneto e Castelnuovo di Porto a Roma. Ora è il turno di Mineo». Queste le parole con cui il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, annuncia la chiusura del Cara di Mineo, il centro per richiedenti asilo in provincia di Catania. Il provvedimento avrà luogo dalla metà di luglio e, stando al leader della Lega, rappresenterebbe una «buona notizia per chi, per anni, ha vissuto in zona subendo criminalità e disagi».

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Salvini va oltre e rivolge «un pensiero particolare ai familiari e agli amici di Vincenzo Solano e Mercedes Ibanez, brutalmente uccisi nel 2015 da un delinquente immigrato che viveva nel Cara. Ai loro cari il nostro pensiero e il nostro abbraccio: non ci siamo dimenticati».

Spesso al centro della cronaca, anche per inchieste, il Cara di Mineo fu inaugurato a marzo del 2011 dall’allora governo Berlusconi e dall’ex ministro dell’Interno leghista Roberto Maroni. “Il villaggio della solidarietà” nacque all’interno del Residence degli aranci: 400 villette originariamente destinate ai marines della vicina base militare americana di Sigonella. Nel centro attualmente ci sono 152 persone. Quando si insediò il governo giallo-verde a giugno dell’anno scorso gli immigrati presenti nella struttura erano 2.526. Il picco è stato registrato il 7 luglio 2014 con 4.173 ospiti.


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