Nelle nuove carte depositate dal pm Giovanni Musarò oggi in aula al processo Cucchi ci sono le prove dei “falsi e delle omissioni” dell’allora Comando provinciale dei Carabinieri di Roma che hanno tratto in inganno anche l’ex ministro della Giustizia Angelino Alfano, che il 3 novembre 2009 in aula al Senato accusò implicitamente gli uomini della polizia penitenziaria.

È “stata giocata una partita truccata sulle spalle di una famiglia e ora è in gioco la credibilità di un sistema. Pensiamo finalmente di essere riusciti a capire cosa accadde nel 2009 sulla vicenda Cucchi, documenti di straordinaria importanza, che per la prima volta fanno luce su quanto avvenne”. Così ha detto il pm Giovanni Musarò in apertura della nuova udienza sul caso del giovane geometra morto dopo una settimana dall’arresto nell’ottobre 2009. Il magistrato ha annunciato un nuovo deposito di atti definiti di “straordinaria importanza” in merito al caso.

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Il pm ha spiegato come il “depistaggio” sul caso Cucchi sarebbe partito subito dopo un dispaccio d’agenzia del 26 ottobre 2009 “in cui il parlamentare Luigi Manconi denunciava che i genitori del ragazzo lo avevano visto, dopo l’arresto, senza segni in viso mentre il giorno dopo era tumefatto”.

Cucchi
Stefano Cucchi

Secondo quanto spiegato in aula dal pm Musarò nei nuovi atti depositati ci sono le prove dei “falsi e delle omissioni” dell’allora Comando provinciale dei carabinieri di Roma che hanno tratto in inganno anche l’allora ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che il 3 novembre 2009 in aula al Senato ha accusato implicitamente gli uomini della polizia penitenziaria.

Da quel momento da parte dei Carabinieri partono una serie di annotazioni falsificate e Alfano riferendo in Senato, sulla base di atti falsi, ha dichiarato il falso in aula, lanciando accuse alla polizia penitenziaria, quando ancora in Procura non c’era nulla contro la penitenziaria. Fino a quel giorno – ha ricordato il pm Musarò – il fascicolo era a carico di ignoti e solo dopo le parole di Alfano partirà l’indagine sui poliziotti”. “Il fascicolo dei pm Barba e Loy sulla morte di Cucchi era in quel momento contro ignoti – ha ricordato Musarò – ma per un gioco del destino il 3 novembre del 2009, quando Alfano ha finito di rispondere all’interrogazione, nel pomeriggio compare davanti ai magistrati il detenuto gambiano, Samura Yaya, che riferisce di aver sentito nelle camere di sicurezza del tribunale una caduta di Cucchi. Dichiarazione – ha spiegato il pm – che è stata ritenuta inattendibile con sentenza definitiva”.

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Intorno alla fine dell’ottobre del 2009 e l’inizio del novembre 2009 in documenti ufficiali interni all’Arma dei carabinieri compaiono già le conclusioni cui sarebbero pervenuti i medici legali nominati dalla procura di Roma sei mesi dopo”. La circostanza è stata definitita “inquientante” dal pm Giovanni Musarò davanti alla Corte d’Assise. “Già in quegli atti – ha ricordato il magistrato – si diceva che non c’era un nesso di causalità tra le botte e la morte di Cucchi, che una delle fratture era risalente nel tempo e che i responsabili del decesso erano solo i medici. Tutto ciò era stato scritto non solo quando i consulenti erano ben lontani dal concludere il loro lavoro ma quando la procura doveva ancora nominarli. Ciò lascia sconcertati”. Musarò ha poi ricordato che sulle annotazioni di Cucchi si susseguirono “circostanze false che ritroveremo anni dopo nelle relazioni peritali del gip e della prima Corte d’Assise”.

Nel processo bis per la morte di Cucchi sono imputati 5 carabinieri, tre dei quali accusati di omicidio preterintenzionale. Sulla vicenda sono poi emersi una serie di depistaggi per cui ora sono indagati per falso altri dieci carabinieri.


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