Ci sono gli ex coordinatori della Lega in Sicilia, prima che Matteo Salvini inviasse un commissario sull’Isola. Ma anche l’ex governatore Totò Cuffaro, che ha scontato sette anni di reclusione per favoreggiamento a Cosa nostra ed è stato scarcerato alla fine del 2015. E poi assessori regionali, sindaci, deputati dell’Assemblea regionale siciliana. È una maxi inchiesta per voto di scambio quella della procura di Termini Imerese.

Era un sistema diffuso di scambio di voti, favoritismi e promesse di posti di lavoro quello che a Termini Imerese (Palermo) era stato messo in piedi per condizionare due competizioni elettorali: le regionali del 2017 e le comunali dello stesso anno. E che ha coinvolto anche l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro.

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Al culmine dell’inchiesta partita dai fratelli Salvino e Mario Caputo, il primo coordinatore della lista “Noi con Salvini”, la Procura della Repubblica ha emesso 96 avvisi di conclusione indagini, un atto che prelude a una richiesta di rinvio a giudizio per assessori regionali, deputati, sindaci e amministratori comunali.

Nell’inchiesta figurano anche l’assessore regionale al Territorio, Totò Cordaro, l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro, scarcerato nel dicembre del 2015 dopo avere scontato una condanna a sette anni per favoreggiamento alla mafia, gli ex coordinatori della Lega in Sicilia, Alessandro Pagano e Angelo Attaguile, il capogruppo all’Ars di “Diventerà Bellisima” Alessandro Aricò, il sindaco di Termini Imerese, Francesco Giunta, di centro destra, e la sua ex assessore, poi dimessasi, Loredana Bellavia. C’è anche l’ex sindaco di Gangi, Giuseppe Ferrarello, candidato non eletto alle passate regionali nelle liste del Pd e adesso tornato nel centrodestra. Tra i soggetti coinvolti, figura anche il sindaco termitano Francesco Giunta.


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