Nuove tensioni nel Governo, con un botta e risposta tra il ministro dell’Economia Giovanni Tria e i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini sul tema dell’aumento dell’imposta sul valore aggiunto (Iva).

In audizione sul decreto economico e finanziario (Def) davanti alle Commissioni bilancio di Camera e Senato, il ministro dell’Economia spiega che “l’aumento dell’Iva è confermato in attesa di misure alternative“. Da qui è partita la pronta reazione di Luigi Di Maio: “Con questo Governo non ci sarà nessun aumento dell’Iva, deve essere chiaro – spiega il leader del M5s – Finché il M5S sarà al Governo non ci sarà nessun aumento dell’Iva, al contrario. L’obiettivo è ridurre il carico fiscale su famiglie e imprese. Serve la volontà politica. Noi ce l’abbiamo. Mi auguro ce l’abbiano anche gli altri. Fermo restando che ci sono già soluzioni sul tavolo volte ad evitare un aumento”. A stretto giro arriva anche la risposta di Matteo Salvini: “L’Iva non aumenterà. Punto – così in un tweet -. Questo è l’impegno della Lega. Siamo al Governo per abbassare le tasse, non per aumentarle come hanno fatto gli altri governi“.

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Giovanni Tria sottolinea che “a livello europeo non siamo in recessione, probabilmente non lo siamo in Italia dopo la recessione tecnica dell’ultimo trimestre dello scorso anno, ma c’è un forte rallentamento significativo, con previsioni ottimistiche” per la seconda metà dell’anno. “La legge di bilancio del prossimo anno continuerà – prosegue il ministro -, nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica definiti nel Def, il processo di riforma della flat tax e di generare semplificazione nel sistema per alleviare il carico fiscale nei confronti del ceto medio“.

Tuttavia il ministro dell’Economia spiega anche che: “Lo scenario macroeconomico programmatico poggia su obiettivi di finanza pubblica coerenti con le regole nazionali e comunitarie – così durante l’audizione sul Def -. Il perseguimento di questi obiettivi richiederà uno sforzo fiscale che nel breve termine inevitabilmente attenua il ritmo di crescita dell’economia, a parità di altre condizioni e ignorando retroazione favorevole che potrebbe pervenire dal minor livello dei rendimenti sui titoli di Stato”.


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