In principio fu il panorama che si vedeva dalla finestra di casa dello scienziato – nonché prete spretato – Joseph Nicéphore Niépce. Un’immagine sfocata, ma che segnalava nel 1826 l’inizio di una tecnica destinata un giorno a diventare una forma d’arte e una compagna dell’umanità. Oggi la fotografia spegne le centottanta candeline e resta eternamente bella.

Ufficialmente, la data di nascita della fotografia resta comunque il 7 gennaio 1839. Quando, cioè, François Arago stupisce il mondo più di un prestigiatore, presentando la stranissima e inaudita invenzione di Louis-Jacques-Mandé Daguerre. Parliamo del dagherrotipo ovvero della prima, vera forma di fotografia. Niépce utilizzava una lastra di rame cosparsa di bitume di Giudea – miscela di bitume, standolio, argilla e trementina. Daguerre sostituisce quest’ultimo con uno strato d’argento, sensibilizzato con tinture di iodio, e fa la storia.

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“Veduta della finestra di Le Gras” (1926) di Niepce, la prima fotografia della storia
La nascita di una meraviglia

Il mondo impazzisce per questa invenzione che pare “catturare la realtà”. Fino ad allora, solo l’arte pittorica era riuscita a compiere qualcosa di simile. E, proprio, da allora, l’arte cercherà di percorrere una nuova strada e di realizzarsi attraverso una ricerca di significato a sé stante: così, già in Francia, nasceranno le avanguardie la cui eco si protrarrà anche nel XX secolo. Le grandi e importanti famiglie – soprattutto in America, sempre attenta alle innovazioni tecnologiche – spendono denaro contante per essere immortalate in queste immagini pur cupe e fragili, da conservarsi dietro apposite protezioni in vetro.

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Dagherrotipo di Emily Dickinson, la grande poetessa statunitense

Le tecniche miglioreranno nel tempo. Nel 1841, l’inglese William Henry Fox Talbot utilizza per la prima volta un negativo di carta, introducendo la tecnica chiamata, per l’appunto, calotipia. Nel 1888 la fotografia diventa finalmente una passione alla portata di tutti, grazie all’invenzione della pellicola avvolgibile. Oggi, con i moderni smartphone, non riusciamo nemmeno a renderci conto di quale strumento abbiamo fra le mani. Fra foto artistiche e altre banali come un selfie, le nostre vite ci sembrano meno transeunti che in passato. Anche se non belle come una veduta da una finestra di casa.

Alessandro Fasanaro

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