Nel 1965 Franca Viola aveva diciassette anni, era la ragazza più bella di Alcamo. Aveva conosciuto il suo rapitore, Filippo Melodia, un paio di anni prima, era il nipote di Vincenzo Rimi che aveva a che fare con la mafia locale nonché collaboratore di Gaetano Badalamenti. Lui la voleva tutta per sé, ma Viola era promessa a Giuseppe Ruisi, un amico di famiglia.

Il 26 dicembre alle ore 9:00 Melodia insieme ad altri 12 ragazzi fanno irruzione a casa Viola e rapiscono Franca e il fratellino di 8 anni, vennero portati in un casolare in campagna. Suo fratello venne liberato dopo due giorni, Franca subì una violenza di gruppo e dopo 6 giorni venne riportata in paese, dalla sorella di Melodia.

Quando tornò a casa c’era la cosiddetta “paciata” tra le famiglie, ovvero il matrimonio riparatore per far decadere l’accusa della violenza. La legge diceva allora, all’articolo 544 del codice penale, che il matrimonio avrebbe estinto il reato di sequestro di persona e violenza carnale. Ma Franca non volle, divenendo la prima donna in Italia ad opporsi al matrimonio riparatore.

In questa decisione venne supportata dalla famiglia. “Mio padre Bernardo venne a prendermi con la barba lunga di una settimana: ‘non potevo radermi se non c’eri tu’, mi disse. ‘Cosa vuoi fare, Franca’. Non voglio sposarlo. ‘Va bene: tu metti una mano io ne metto cento’. Questa frase mi disse. ‘Basta che tu sia felice, non mi interessa altro’. Mi riportò a casa e la fatica grande l’ha fatta lui, non io. È stato lui a sopportare che nessuno lo salutasse più, che gli amici suoi sparissero. La vergogna, il disonore. Lui a testa alta. Voleva solo il bene per me. Mio padre non era un padre padrone: era un uomo buono e generoso”.

Franca Viola, la prima donna a dire "no" al matrimonio riparatore: "Io non sono proprietà di nessuno"

I sequestratori furono tutti condannati. Melodia, condannato a soli 11 anni di carcere, morì nel 1978, due anni dopo aver scontato la pena, ucciso da ignoti con un colpo di lupara. Gli altri sono ancora lì, in paese. “Quando li incontro per strada, capita, abbassano lo sguardo”, racconta la donna.

Fu una lunga battaglia che Franca condusse fino alla fine, con forza e coraggio, divenendo il simbolo dell’emancipazione femminile.

Solo nel 1981 l’articolo 544 del codice penale, venne abrogato con la legge 442 e dopo 15 anni, nel 1996 violenza sessuale venne legalmente considerata non più come un reato “contro la moralità pubblica”, bensì come un crimine “contro la persona”.

“Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori” sono le parole di Viola in un’intervista di Riccardo Vescovo.

Franca Viola si sposò nel 1968 con Giuseppe Ruisi: la coppia ebbe due figli. Vive ancora oggi ad Alcamo.

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