Accogliere, incoraggiare e sostenere una giusta causa sono le parole chiave della generosità solidale che rispecchia la tenacia di una fede cristiana forte e genuina.

È la ragione di vita di Mario Sirica, missionario vincenziano e diacono di Catania dal 2012. Napoletano di nascita e catanese d’adozione, dirige da circa otto anni le strutture di accoglienza del territorio etneo. A Don Mario abbiamo chiesto di illustrarci l’operato territoriale della Comunità cattolica di cui è sacerdote e la situazione delle strutture che si occupano di accoglienza.

Don Mario, qual è l’obiettivo delle strutture d’accoglienza?
“Le strutture che dirigo per conto dell’Opera vincenziana nascono dalla volontà di accogliere e aiutare persone in difficoltà, vittime di violenza o con problemi economici, per cui si ritrovano senza casa diventando, purtroppo, dei senzatetto. Vorrei specificare che le nostre porte sono aperte indistintamente sia agli italiani che agli stranieri. Cinque anni fa gli ospiti erano in larga maggioranza migranti. Adesso il 55% sono italiani, il restante 45% migranti stranieri. I nuovi poveri sono, dunque, italiani: coloro i quali hanno perso il lavoro, gli esodati, e le persone alle quali il salario minimo non permette di poter affittare una casa. Ma i veri nuovi poveri sono i divorziati che, tra il mantenimento e le spese di mutuo a carico esclusivo del capo famiglia – marito, padre e con uno stipendio modesto – necessitano di un supporto come quello che offre il nostro sistema d’accoglienza presso le comunità”.

A chi si riferisce, in particolare, quando parla dei nuovi poveri e degli emarginati?
“I cosidetti nuovi poveri sono persone che hanno lavorato una vita, ma in nero, e quindi non percepiscono alcuna pensione, uomini che magari vivevano a casa dei genitori e morendo questi ultimi si ritrovano senza più niente. Sette dei venti uomini ospitati in struttura sono divorziati e hanno gravi problemi economici alle spalle. Gli altri sono emarginati, senza tetto, con problemi di disagio sociale”.

Quante sono le strutture a disposizione della Comunità e quali sono i servizi offerti agli ospiti?
“Le strutture sono quattro tra cui due dormitori: uno maschile con 26 posti letto e l’altro femminile con 12 posti letto, entrambi aprono alle 19:30 e chiudono alle 7 della mattina seguente e assicurano la cena, il servizio doccia e la colazione. Poi c’è “La locanda del Samaritano”, la terza comunità residenziale, aperta invece 24 ore su 24 e riservata ai senza dimora e a chiunque abbia un’urgenza di trovare un posto dove alloggiare. Infine c’è  il “Gruppo appartamento”: l’ultimo step dei nostri fratelli stranieri ospita fino a 9 posti letto ed è dedicato esclusivamente ai migranti giunti alla fine dell’iter di accoglienza previsto dalla legge e che hanno bisogno di un posto dove alloggiare”.

Quali sono i problemi che affligono le ospiti del dormitorio femminile?
“Il dormitorio è frequentato prettamente da donne vittime di violenza e di abusi domestici, per lo più italiane che vengono allontanate dal coniuge o da chiunque le maltratti; per loro si tratta, comunque, di un passaggio temporaneo perché poi vengono dirottate presso strutture protette e vigilate dalle autorità per salvaguardarle dal rischio di ripercussioni a seguito della denuncia”.

Video pubblicato il 17 set 2012 da “Animazione Vocazionale Vincenziana Italia”


Il “Gruppo appartamento” è riservato ai migranti. Di cosa si occupano all’interno della struttura?
“Innanzitutto, della gestione della casa: dalle pulizie domestiche al servizio di lavanderia fino alla preparazione dei pasti. Dalla gestione della portineria alla riparazione dei guasti quoptidiani. Inoltre, abbiamo volontari che si dedicano anche a dare lezioni di lingua italiana agli stranieri e non solo”.

Come vengono mantenute queste comunità?
“Noi viviamo di provvidenza, che si sappia. Usufruiamo di un contributo della Curia catanese, ma ciò che ci fa sopravvivere sono le donazioni di ogni genere: coperte, vestiti, gli alimenti, insomma generi di prima necessità; i catanesi non ci fanno mancare nulla. Catania è una città generosa con i migranti e con gli italiani, senza distinzione alcuna. Le donazioni e la presenza di operatori volontari sono la base del funzionamento delle strutture vincenziane”.

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Cosa pensa delle recenti dichiarazioni fatte da Monsignor Scionti in occasione delle festività agatine?
“Sono pienamente d’accordo, la festa è di tutti i catanesi, non è la festa di pochi. Sant’Agata con la sua vita ha donato speranza e insegnato alla città di Catania a restituire dignità a tutti coloro i quali vivono situazioni di disperazione o disagio”.

Quale clima percepisce in città intorno alla questione immigrazione?
“A causa del mancato dialogo che per me è la causa principale di questo male, si crea purtroppo un clima di aggressività: tutti si accusano a vicenda e quando non lo fanno, si dà la colpa a Dio di tutto, e questo è molto triste. Non si parla più della disperazione di chi ha perso il lavoro, ed è disoccupato, tutto gira intorno ad altri argomenti che hanno sminuito il valore umano. Molto triste, sì”.


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