Juan Guaidò sembra avere una legittimità democratica. Tutto è già scritto proprio nella Costituzione del Paese sudamericano, in particolare nell’articolo 233.

La norma costituzionale parla chiaro: tra le opzioni di “mancanza di un presidente”, vi è anche la revoca popolare, ma se vogliamo anche “l’abbandono di ufficio”, e comportano la fine del mandato e l’assenza di nuove elezioni. Subito dopo si può leggere che, nei casi elencati, si procederà ad elezioni e che nel frattempo “il presidente dell’Assemblea nazionale sarà responsabile della Presidenza della Repubblica”. Dunque, si può evincere che quella di Guaidó non sia un’autoproclamazione, come riportato da molti media, ma una procedura giuridicamente legittima. Sono le parole dell’ammiraglio, Giuseppe De Giorgi. L’ex capo di stato maggiore della Marina commenta così la ‘autoproclamazione’ a Presidente della Repubblica del presidente dell’Assemblea nazionale Juan Guaidò.

La stessa versione dei fatti è stata fornita anche dal ministro dell’Interno e vicepremier del Governo italiano, Matteo Salvini, che ieri sera ospite del programma Quarta Repubblica ha detto: “Sul Venezuela non stiamo facendo una bella figura. Ci sono sensibilità diverse, una parte di nostri alleati ritiene che bisogna essere più prudenti“, ha spiegato il ministro dell’Interno. “Maduro ha finito il suo mandato il 10 gennaio, Guaidò ha deciso di autoproclamarsi presidente, lo prevede la Costituzione. C’è un problema di diritti umani”.

Potrebbe interessarti anche: Venezuela, Guaidó chiama l’Italia: “Intervenga”. Ma Di Maio lo stoppa

Di diverso parere il pentastellato, Alessandro Di Battista, che lo scorso 2 febbraio a margine del comizio elettorale a sostegno di Sara Marcozzi nella Regione Abruzzo, a cui ha preso parte anche il vicepremier Luigi Di Maio, ha dichiarato:  “Non possiamo permettere che il Venezuela diventi la nuova Libia. Non è questione Maduro sì o Maduro no. Il punto oggi, per quanto mi riguarda, è spingere l’Italia affinché sposi la linea Messico-Uruguay, una linea rivolta a un tentativo di dialogo tra governo e opposizione per trovare la strada migliore per il Venezuela”.

Questo signore ignora cosa sta accadendo qui. Ma la sua ignoranza porta anche al disconoscimento della lotta di un popolo – ha replicato piccatamente questa mattina Juan Guaidò in un’intervista a Repubblica Una lotta che oggi è riconosciuta da tutto il mondo, da 26 nazioni europee su 28, dai Paesi africani, in Oceania… Venisse qui a farsi un giro, a vedere qualche ospedale, o magari qualche città di frontiera, a Boa Vista, si facesse due chiacchiere con i parenti dei nostri prigionieri politici, dei nostri esiliati…”.

“In questi giorni – prosegue ancora – sto parlando con molti italiani. Mi tengo in contatto con Salvini, e frequento gli italo venezuelani. Il mio stupore nei confronti della posizione dell’Italia è anche il loro”.


LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here