Una crisi di proporzioni epiche“: la Author Guild – organizzazione statunitense no profit, cui aderiscono più di novemila scrittori – non usa mezzi termini per descrivere i risultati di un recente sondaggio fra i suoi membri. L’argomento, molto prosaico, è quello dei compensi percepiti nel loro lavoro.

Gli scrittori d’oltreoceano, in sostanza, si sarebbero impoveriti. Dal 2009 al 2017 si sarebbe registrata infatti una riduzione del 42% dei soldi percepiti. Si fa una distinzione peraltro tra i compensi per la scrittura in generale – il più delle volte, di saggi o articoli – e quelli per la scrittura di libri. Quest’ultimi hanno visto una caduta verticale, intorno al 50%. In sostanza, se nel 2009 si registravano per un singolo libro guadagni medi intorno ai 6200 dollari, nel 2017 si arriva al massimo a 3100. La vecchia figura dello scrittore che vive solo per la scrittura, ormai è una “specie in via d’estinzione“. Tutto ciò è chiaramente vissuto con preoccupazione.

Un problema concreto

La American Guild dichiara infatti che la crisi dei guadagni potrebbe causare nientemeno che la fine della letteratura statunitense. “Quando impoverisci gli scrittori, impoverisci anche i lettori“, afferma il presidente James Gleick. Il vice-presidente Richard Russo gli fa coro: “Gli scrittori di un tempo, che hanno dedicato tempo e passione per fare quel che riusciva loro meglio, oggi non potrebbero lavorare. Eppure sono coloro che hanno contribuito di più nella costruzione dell’identità americana, anche nel mondo“. Il sondaggio rivela che solo il 21% degli intervistati dichiara di vivere coi proventi dei loro libri. Il resto si barcamena in altri lavori per sbarcare il lunario. L’impossibilità di dedicarsi unicamente al processo creativo è considerata la prima ragione dello scadimento della produzione letteraria. “La povertà è una forma di censura. La scrittura richiede risorse e ha dei costi. Limitarla a chi se la può permettere punisce gli scrittori semplicemente sfortunati“, così lo scrittore T. J. Stiles.

scrittori
Philip Roth, il decano della letteratura americana, scomparso nel 2018

Ma di chi è la colpa? Come spesso capita di recente, il dito è puntato contro Amazon. Colpevole di forzare gli editori a ridurre i guadagni e quindi a rivalersi sugli autori. “Si crea un circolo vizioso“, afferma Russo, “perché colpire gli scrittori distrugge il sistema. Se gli autori più talentuosi non possono più lavorare, chi creerebbe i contenuti di cui Amazon e i social hanno bisogno?“.

Intanto si moltiplicano anche le proteste contro il colosso dell’e-commerce


LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here