Casa di accoglienza “Locanda del Samaritano”, padre Mario: “Rispetto al 2017 raddoppiano gli italiani. Molti sono uomini separati caduti in rovina economica”.

Nel 2018, la struttura catanese gestita da padre Mario, missionario vincenziano e dal 2014 direttore di altri tre centri “rigorosamente non convenzionati”, ha registrato 1.200 presenze rispetto alle 720 richieste di accoglienza dell’anno precedente. Tra gli ospiti 1.100 uomini, in netta maggioranza rispetto alle donne, circa 269, e 89 italiani separati.

Questi sono i preoccupanti dati dei report quotidiani compilati nelle strutture e forniti dall’avvocato del centro, Felice Ortolano, e dal direttore, padre Mario Sirica. Si tratta di tanti italiani finiti in povertà, di giovani stranieri che non sanno dove andare e di donne vittime di violenza domestica.

La casa di accoglienza per i senza dimora diurna e notturna è aperta ventiquattro ore su ventiquattro e dispone di 24 posti letto per uomini e donne. Sono persone senza famiglia d’origine con dure storie alle spalle legate a dipendenze di alcol o droga, alla perdita del lavoro o a violenze subite. Le altre strutture sono dormitori maschili e femminili aperti dalle 7 di sera finoalla mattina seguente e rivolti a coloro che non hanno un posto dove dormire. L’ultima struttura comprende nove posti letto a cui accedono uomini che guadagnano poco ma non possono permettersi un affitto.

Il disagio sociale ed economico riguarda ben 1.100 uomini, un dato allarmante rispetto alle presenze femminili, circa 269 donne di cui 177 straniere e 92 italiane. Riguardo la fascia d’età delle donne dai trent’anni in su, 59 sono straniere e 61 italiane. Per lo più si tratta di vittime di violenza fisica o morale, circa 150.

L’alto numero degli stranieri, 987 nel 2018 rispetto ai 113 italiani fa pensare a un’alta presenza di migranti, ma si tratta di giovani dai 18 ai 30 anni che trovano abbastanza velocemente una collocazione all’esterno della struttura. “Molti – spiega padre Mario a PrimepaGine – sono ragazzi che una volta compiuti i 18 anni non possono più alloggiare in alcuni centri di accoglienza per migranti e vagano per le strade del capoluogo etneo. Ci sono arrivate diverse segnalazioni e noi le abbiamo accolte. Altri sono solo di passaggio: hanno bisogno della dichiarazione di ospitalità, un documento che noi gli forniamo”.

L’aspetto preoccupante riguarda il reinserimento nella società degli italiani che restano molto a lungo nella comunità oppure non ne escono affatto. Nello specifico: dei 113 italiani, 107 non hanno più rapporti con le loro famiglie di origine e di questi, ben 89, sono uomini separati in grave difficoltà economica.

L’età media ricopre la fascia d’età che va dai 45 ai 60 anni e nella maggior parte dei casi sono soggetti che hanno perso il lavoro, separati e che non hanno più rapporti con la famiglia. Nella maggior parte dei casi dopo la perdita del lavoro avviene la crisi del matrimonio e poi l’abbandono.

“Mi sono capitati casi di uomini che hanno avuto grandi difficoltà dopo la separazione – dichiara il legale della struttura a PrimepaGine – Fra le spese di mantenimento e la perdita della casa, che la maggior parte delle volte va alla moglie con i figli, non si possono permettere l’affitto e vanno in comunità”.

Storie drammatiche e molto dure. Come quella di chi ha rischiato il carcere per l’impossibilità di adempiere al mantenimento di moglie figli. “L’uomo – afferma Ortolani – è stato accolto nella comunità di padre Mario, svolgendo mansioni di servizio sociale per scontare la pena”.

“L’ultimo ingresso alla Locanda del Samaritano – prosegue padre Mario – è quello di un giovane che, dopo essersi lasciato con la compagna, si è trovato a vivere per strada”.

Per gli italiani dai 50 anni in su è sempre più difficile trovare una nuova collocazione lavorativa, infatti alcuni alloggiano nella struttura dallo scorso anno. “Per dare una speranza a queste persone abbiamo attivato un progetto con la Dusty, la ditta dei rifiuti – spiega l’avvocato -, che ci ha permesso di inserire qualche giovane in azienda e due persone di 60 anni, per qualche mese. Il lavoro, anche se per un periodo limitato, ha rappresentato un barlume di speranza per ricominciare a vivere”.

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Il tempo di permanenza delle persone nel centro di accoglienza dipende dalla gravità delle problematiche che hanno alle spalle, non può essere uguale per tutti. “Per alcuni soggetti il nostro intervento ha effetti più rapidi e immediati – dice padre Mario -, ma per altri ci vuole più tempo, soprattutto per gli italiani separati adulti”.

Siamo andati a trovare Padre Mario alla Locanda del Samaritano. Guarda il video sulla nostra Home oppure sul nostro canale Youtube

La casa di accoglienza si sostiene grazie alla Caritas, alle donazioni di tanti catanesi e alle cene di beneficenza. “Ho scoperto una Catania solidale pronta ad aiutare il prossimo – conclude Sirica – Tra i progetti futuri abbiamo in mente di creare un’aula studio e una biblioteca sociale grazie ai locali dati in comodato d’uso gratuito dal policlinico. Inoltre uncentro diurno per chiunque non sappia dove andare durante il giorno”.


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