Un cambio di rotta percepito come uno scippo, al termine di una lunga serie di episodi che hanno visto al centro la città di Torino. Ora il trasloco del Salone dell’auto diventa un caso politico.

«Sono furiosa per la decisione del comitato organizzatore del Salone dell’Auto di lasciare Torino dopo cinque edizioni di successo. È una scelta che danneggia la nostra città». Questo il primo commento a caldo della sindaca Chiara Appendino all’annuncio che rischia di scatenare, in tempi di rubli e crisi migratorie, un terremoto inatteso non solo a livello di politica locale. Allo strappo annunciato ieri pomeriggio dal comitato del Salone, secondo Appenino avrebbero «contribuito alcune prese di posizione autolesioniste di alcuni consiglieri del Consiglio Comunale e dichiarazioni inqualificabili da parte del Vicesindaco» – con riferimento esplicito, quindi, a Guido Montanari.

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Ambientalista e docente di Storia dell’architettura al Politecnico di Torino, Montanari si era così espresso sul Salone dell’auto: «Fosse stato per me, non ci sarebbe mai stato. Anzi, nell’ultima edizione ho sperato che arrivasse la grandine e se lo portasse via. Sono stato io a mandare i vigili per multare gli organizzatori». Anche se, a stretto giro, lo stesso Montanari sui social spiega di esser stato travisato: «Ho sempre ritenuto – sottolinea il vicesindaco – che il Salone dell’auto sia una ricchezza della città e che si possa fare al Parco del Valentino con una mediazione tra esigenze degli organizzatori e fruizione del parco. Questa mia posizione è stata travisata per giustificare evidentemente scelte già assunte», aggiunge Montanari, che tende la mano ad Appendino: «Comprendo lo sconcerto e il disappunto della Sindaca e mi scuso per aver dato pretesto a polemiche strumentali».

In merito a mie pretese dichiarazioni su Salone dell'auto al Parco del Valentino usate per giustificare un abbandono dei…

Geplaatst door Guido Montanari op Donderdag 11 juli 2019

L’annuncio del trasferimento del Salone dell’auto, peraltro avvenuto nel giorno del lancio della 500 elettrica nello stabilimento Fca di Mirafiori, si aggiunge a una serie di episodi in cui l’amministrazione di Torino si è sentita danneggiata. Fra tutti, l’assegnazione delle Olimpiadi invernali del 2026 a Milano-Cortina e la titubanza del sostegno governativo alla candidatura del capoluogo piemontese per le Atp Finals di tennis – poi assegnati, dopo mille polemiche anche all’interno del M5s.

«È un’altra doccia fredda, – commenta Alberto Cirio, governatore del Piemonte – Torino non può continuare a perdere tutto quello che è stato costruito con anni di lavoro e fatica dai suoi cittadini, dalle istituzioni e da tutto il sistema produttivo e territoriale». Stefano Lo Russo, capogruppo dem in consiglio comunale, parla di una «furia distruttiva per Torino» come «non era neanche immaginabile. La città è stata saccheggiata e distrutta da amministratori inadeguati e inconcludenti». Osvaldo Napoli, capogruppo Fi, invita la sindaca a dimettersi: «Deve farlo contro la sua maggioranza che è passata sulla vita della città come le sette piaghe d’Egitto. Tre anni di opposizione a tutto, alle Olimpiadi invernali, al Salone del Libro, alla Tav».


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