Indagata a Perugia nell’ambito dell’inchiesta sui concorsi truccati nella Sanità regionale, Catiuscia Marini ieri si è dimessa da presidente dell’Umbria. Ma nel farlo lancia strali contro il suo partito, il Pd, accusandolo di maschilismo e giustizialismo.

“Sono l’unica presidente di Regione donna del Pd. Altri presidenti del mio partito sono indagati, ma solo a me viene chiesto un gesto di responsabilità”, è lo sfogo di Catiuscia Marini. All’Ansa, l’ormai ex presidente dell’Umbria assicura che “la scelta è avvenuta in totale autonomia” ma ammette: “Faccio fatica a comprendere perché il segretario a me che sono donna chiede di essere responsabile, mentre non lo fa con i presidenti uomini”.

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L’ex presidente non nasconde la sua “amarezza”. Spiega, comunque, che l’idea di rassegnare le dimissioni l’aveva già maturata nella giornata di lunedì. “Chi guida le istituzioni – sottolinea – non può avere nessuna ombra e questo è un principio a cui ho sempre fatto fede. E poi dovevo sottrarmi alla gogna mediatica alla quale sono stata sottoposta, come se il fulcro di tutto fossi io e all’uso strumentale da parte della politica. Uso strumentale – conclude Marini – che considero grave”. “La decisione di dimettermi è presa e non tornerò indietro nemmeno se il Consiglio regionale dovesse invitarmi a un ripensamento attraverso un voto contrario alle dimissioni”: lo ha detto l’ormai ex presidente della Regione Umbria.

Marini
Catiuscia Marini

Catiuscia Marini è iscritta nel registro degli indagati nell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari l’assessore alla Sanità Luca Barberini, il segretario regionale del partito democratico Gianpiero Bocci e altre due persone. La notte, la prima dopo le dimissioni arrivate ieri sera per via dell’indagine sulla sanità umbra che la vede coinvolta, racconta di averla passata “serena”. “È la serenità – sottolinea – che mi viene dalla mia coscienza”.


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