Definire particolare la conferenza stampa di “Non ci resta che il crimine” sarebbe riduttivo. Subito dopo la proiezione del film di Massimiliano Bruno in anteprima stampa, abbiamo assistito all’incontro con il cast completo insieme agli sceneggiatori e al regista del film. Un botta e risposta pieno di aneddoti a dir poco divertenti, tra cui un’invasione inaspettata sul set, durante una scena che il regista Bruno ha definito “tra le più complicate”.

Più precisamente parla della scena della rapina, girata “in cinque lunghi giorni” a piazza Mastai (Roma). “Ci volevano tre ore di trucco solo per preparare gli attori e tutti, ovviamente, guardavano questo momento abbastanza surreale. Un giorno viene a trovarci Mastandrea e rivolgendosi a Gassman fa ‘io so’ vestito da D’Artagnan, tu da uno dei Kiss…ma dove avemo sbajato?’“. Già questo aneddoto dovrebbe far capire la sintonia che c’è tra questi volti noti del set italiano, e che va ben oltre il lavoro.

Ma come è nata l’idea di questo film? Sempre Massimiliano Bruno spiega che il film è un omaggio a “Non ci resta che piangere” (1984), ma non solo. “Abbiamo voluto creare un ibrido tra ‘Ritorno al futuro’ e ‘Romanzo criminale’. E per farlo ho adattato lo stile del cinema di genere poliziesco italiano, fatto di zoom sui primi piani, split screen e tutto quello che potesse ricordare quel tipo di cinema. Ma corredato dalla commedia“, così il regista. Il quale precisa anche: “Abbiamo voluto riproporre il vecchio genere riportando determinati tipi di fatti storici ben precisi, senza voler lanciare critiche o imbarazzi istituzionali“.

Questo perché, come specificano Bruno e lo sceneggiatore Nicola Guaglianone, “non è il cinema a creare i mostri ma è la società civile. Il cinema si limita a raccontare questi mostri senza mai esaltarli. E magari crea proprio un imbarazzo istituzionale come è accaduto con ‘Sulla mia pelle’“. Guaglianone, stroncando sul nascere ogni possibile polemica circa la spettacolarizzazione e l’esaltazione della figura del criminale, spiega che “il cuore di questo progetto, così come di Gomorra e di tanti altri prodotti, è mettere in mostra quello che accade quando si è assetati di potere, come si viene stritolati dalla criminalità“.

A tal proposito, troviamo infatti la figura di Enrico De Pedis come antagonista, una figura molto contestata e raccontata benissimo in “Romanzo criminale”. Nei suoi panni, il bravissimo Edoardo Di Leo, il quale ci dice che “non ho guardato alle biografie o ai documentari, mi sono limitato a leggere la sceneggiatura e ad estremizzare il personaggio il più possibile, rendendolo più ossessivo e possessivo nei confronti della sua donna e amante Sabrina“.

E per certi versi, quello della Banda Della Magliana è anche un ritorno al passato per Marco Giallini, che in “Romanzo Criminale” indossava i panni di Er Terribile. Che tipo di approccio hai avuto in questo caso? “Gli approcci ai personaggi sono stati del tutto diversi, anche per via del contesto che mi girava intorno quando facevo ‘Romanzo Criminale’. Lì stavo fisicamente male e venivano letteralmente a prendermi in ospedale per portarmi sul set. Qui è stato del tutto diverso, Bruno è stato molto bravo“.

Essendo ambientato nell’estate del 1982, anno in cui l’Italia si apprestava a vincere i mondiali, viene chiesto un ricordo di quell’estate magica. E per un Di Leo che all’epoca aveva dieci anni e ci dice che “quei mondiali non li ho visti, io li ho giocati!“, troviamo un Giallini che ci racconta dell’incidente avuto con la sua macchina in occasione dei festeggiamenti. Infine, Alessandro Gassman si lascia andare ad un aneddoto a dir poco imbarazzante: “Eravamo a Sabaudia e, al triplice fischio, tutti quanti a fare il bagno e ad esultare. Poi il giorno dopo ci svegliammo nella stanza d’hotel e tutta la mia famiglia, me compreso, avevamo le piattole!

Lorenzo Pietroletti


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