Il prossimo 20 settembre l’Australia potrebbe presentarsi alla Coppa del Mondo di rugby senza uno dei suoi giocatori più rappresentativi. Israel Folau è ormai a un passo dal licenziamento per le conseguenze di alcune sue esternazioni omofobe sui social. Ma non solo.

L’Australian Rugby Union ha già comunicato che, “in assenza di convincenti motivi attenuanti”, licenzierà Israel Folau. Il 30enne rugbista, star della Nazionale, si è reso irreperibile da mercoledì. Da quando, cioè, ha pubblicato su Instagram un post di dichiarazioni discretamente omofobe: si invitano i gay – insieme ad altre categorie come atei, adulteri, ladri e fornicatori – a bruciare all’inferno. Da quel momento, nessuno è riuscito a contattare Folau. Né la Federazione australiana, né il suo club di appartenenza, i New South Wales Waratahs.

Ti potrebbe interessare anche: Lega, condannato il senatore Simone Pillon: ha diffamato un’associazione Lgbt

Su Folau si scatena la ridda delle reazioni. Alan Joyce, ceo della linea aerea Qantas che sponsorizza l’Australia, è dichiaratamente gay e si limita a parlare di “frasi molto deludenti”. Numerosi colleghi del giocatore hanno risposto con battute ironiche. Ci va invece giù pesante James Haskell, asso della Nazionale inglese di rugby: “Questa è il più grande carico di merda che abbia mai letto. Lo sport non ha posto per queste stronzate. Folau, non stai diffondendo le parole di Dio, stai diffondendo odio. Sei un giocatore straordinario ma anche un fottuto bigotto ignorante”. Non è la prima volta che Folau finisce nell’occhio del ciclone per alcune considerazioni anti-gay. Già l’anno scorso la direttrice esecutiva della federazione, Raelene Castle, era stata accusata di essere stata troppo morbida con lui. Nell’aprile 2018 Folau scriveva che i gay sarebbero andati all’inferno a meno di una redenzione. A maggio pubblicava il video di un predicatore evangelista statunitense, che parlava dell’omosessualità come di una “perversione”.

“Se Israel ha il diritto di avere delle convinzioni religiose, il modo in cui le esprime non è compatibile con i valori di questo sport”, hanno scritto Waratahs e Wallabies in un comunicato. Ora però Folau potrebbe trovare problemi anche a trovare un posto nel rugby a 13, da cui proveniva: “Israel Folau è in collisione con le politiche di inclusione del nostro sport” ha detto il presidente dell’Australian Rugby League Commission, Peter Beattie.


LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here