Novant’anni e… sentirli tutti. Perché il mondo dell’intrattenimento, anche fumettistico, di oggi, fatica a comprendere il fascino di un eroe discreto, umano e moralmente retto come Tintin.

Soprattutto, fatica a comprendere anche l’alone di mistero che circonda il personaggio nato dalla fantasia di Hergé – pseudonimo di Georges Prosper Remi. Oggi abbiamo prequel, midquel, sequel e spin-off che dicono ogni dettaglio sul background anche del minimo personaggio. Sul perché indossi quel paio di scarpe anziché l’altro, o sul perché beva un Martini shakerato e non mescolato. I ragazzi di oggi devono essere più esigenti di quelli di una volta, perché di Tintin non si sapeva nulla e ciò andava bene lo stesso.

Tintin
Hergé

Si sapeva quanto bastava. Era un reporter, continuamente in giro per il mondo alla ricerca di avventure. Si accompagnava al buffo e intelligentissimo cane Milù. Era alto, capelli rossi, faccino tondo e infantile – diremmo pure: buffo. Di carattere, mite e rassicurante. Nel 2009, il Times sospettò anche che fosse un’icona gay, scatenando le ire della Francia nazionalista e machista. Di certo, la sua figura contrastava con gli standard di mascolinità in voga nel 1929, anno della sua apparizione sul settimanale belga Le Petit Vingtième. Ma ciò non importava. Importava semmai la consonanza tra il carattere di Tintin e lo stile delle tavole: chiaro, pulito e lineare. Lui era un buono e combatteva contro i cattivi. Di solito, criminali, spie, trafficanti di schiavi.

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Siccome però l’umanità fatica a vedere i problemi quando ci sono e li vede invece benissimo quando non ci sono, Tintin è riuscito a destare anche sospetti. Il fondatore del partito fascista belga, Léon Degrelle, asseriva ch’egli fosse in tutta evidenza fascista. Anzi, addirittura un suo alter ego. La tesi è stata piuttosto fortunata, venendo condivisa anche da Charles De Gaulle. Fu tuttavia respinta da Hergé stesso e dai suoi vicini. A motivare la taccia potrebbero essere stati alcuni elementi delle storie a fumetti, sebbene de-contestualizzati. Tintin ha nemici americani e alleati tedeschi. In “Tintin au Congo” (1931), sembra trattare i personaggi di colore in modo oggi considerato razzista. In altre situazioni, rappresenta gli ebrei secondo gli stereotipi negativi in voga, non durante l’epoca nazista, ma da sempre.

Per fortuna non tutti sono così spietati verso un fumetto nato il secolo scorso, quindi il novantesimo compleanno reca a Tintin doni inaspettati. Dopo “Il segreto dell’unicorno” (2011), Steven Spielberg e Peter Jackson annunciano infatti di voler realizzare una seconda pellicola. Inoltre, la casa editrice Casterman annuncia la prossima uscita di un albo inedito: Hergé aveva completato la storia negli anni Cinquanta, ma non le tavole. Intanto, oggi Netflix ha aggiunto al catalogo anche i ventuno episodi della serie animata del 1992.


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