A quattro anni di distanza dall’esordio The Turning Point, Youri Defrance torna con un nuovo sorprendente album: Ongod

Dopo anni trascorsi in giro per il mondo alla ricerca di nuove sonorità da esplorare, Youri Defrance ha deciso di tornare in patria e concentrare le proprie ricerche musicali in un nuovo album in studio che miscela sapientemente suoni ancestrali, chitarre dissonanti e melodie viscerali.

Ongod – questo è il titolo del disco – si muove infatti tra misticismo e modernità, alternando episodi puramente strumentali ad altri sperimentali che, insieme, conferiscono all’intero disco un velo di ascetismo alquanto particolare in un panorama musicale che spesso e volentieri tende invece a strizzare l’occhio più al futuro che al passato e a prediligere la forma alla sostanza.

Noncurante di trovarsi nel bel mezzo del ventunesimo secolo, Youri Defrance ci regala un disco senza mezze misure e dalle molteplici identità. Sebbene inizialmente possa sembrare di difficile comprensione, ad ogni ascolto svela sempre di più le svariate sfaccettature che compongono il puzzle musicale di Ongod.

Trovare una posizione ben definita per Ongod è infatti pressoché impossibile. Se da una parte le influenze delta blues irrompono prepotentemente nella tracklist del disco, altre invece a farla ad padrona sono le sonorità mistiche e spirituali. Un po’ come se Muddy Waters iniziasse a fare musica con uno sciamano, per intenderci.
youri defrance
La copertina di Ongod
Seguendo una traiettoria musicale tanto caotica quanto lodevole, Ongod sfida i canoni tradizionali della musica moderna e affida il proprio valore all’ecletticità di Defrance che nel disco gioca con tutte le influenze musicali. Basti pensare, infatti, che il musicista ha avuto l’opportunità di trascorrere sei mesi con la tribù Tsaatan in Mongolia.

Ad unire tutte le tracce del disco c’è il particolare canto difonico dell’artista che fa spesso capolino nei brani di Ongod. Esso stesso talvolta diventa uno strumento complesso e articolato che spinge le diverse sonorità dell’album verso orizzonti al limite della psichedelia. L’hendrixiana Antelope Island la dice lunga a riguardo.

Definita come “blues sciamanico”, la musica di Youri Defrance sembra voler sfidare le regole della musica contemporanea alla ricerca di una personalità complessa e articolata che ai dogma del mercato preferisce seguire la strada della libertà d’espressione senza scendere a compromessi.

Ongod più che un disco è un’esperienza sonora che porta in giro per il mondo alla scoperta di suoni e connessioni che collegano l’ascoltatore agli angoli più reconditi della terra. Un album introspettivo e raffinato che spinge ad un’introspezione spirituale che, in mezzo al caos della vita moderna, ogni tanto fa bene ricordare.

(Vuoi leggere altre notizie di musica? Clicca qui!)

Caterina Mauro

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here