Due milioni e 892mila dollari: è a quanto è stata battuta all’asta presso Christie’s (Londra) una lettera di Albert Einstein davvero particolare.

Scritto nel 1954 – un anno prima della morte dello scienziato – e diretto al filosofo Eric Gutkind, il documento suscita interesse per l’argomento: Dio e la religione in generale. Su tale argomento, le opinioni di una figura tanto iconica della storia del XX secolo non possono che destare interesse. Anche perché appaiono pure piuttosto controverse.

Il contenuto 

La parola Dio per me non è altro che espressione e prodotto della debolezza umana, la Bibbia una collezione di leggende giuste, ma ancora primitive, che ciò nondimeno sono abbastanza puerili“: così dichiara Einstein. Il quale, peraltro, non ha parole di elogio verso la propria confessione di origine ossia l’ebraismo: “È come le altre, ossia un’incarnazione delle superstizioni più infantili. Il popolo ebraico al quale appartengo e con la cui mentalità ho una profonda affinità non ha qualità diverse per me rispetto a tutti gli altri popoli“. Parole, queste, che in fondo confermano alcune delle idee espresse da Einstein in altre circostanze e in altri scritti.

A cosa crede chi non crede

La disputa sulle idee religiose di Einstein ha spesso appassionato gli studiosi. Socio della Rationalist Press Association già dal 1934, il padre della relatività non si è mai definito ateo. Rifiutava di certo la concezione tradizionalistica della divinità: “Non riesco a concepire un Dio che premi e castighi le sue creature o che sia dotato di una volontà simile alla nostra. E neppure riesco né voglio concepire un individuo che sopravviva alla propria morte fisica; lasciamo ai deboli di spirito, animati dal timore o da un assurdo egocentrismo, il conforto di simili pensieri“, così in un lettera ancora del 1954. La sua spiritualità si avvicinò, senza mai aderirvi, al panteismo di Baruch Spinoza. Spiegò così la sua idea della posizione dell’uomo nel cosmo: “Noi siamo nella situazione di un bambino piccolo che entra in una vasta biblioteca riempita di libri scritti in molte lingue diverse. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri. Egli non conosce come. Il bambino sospetta che debba esserci un ordine misterioso nella sistemazione di quei libri, ma non conosce quale sia. Questo mi sembra essere il comportamento dell’essere umano più intelligente nei confronti di Dio“.

Einstein
La prima pagina della lettera di Einstein – foto AP

La lettera a Gutkind è tornata alla luce dopo decenni di oblio nel 2008, quando fu battuta all’asta da Bloomsbury. Allora, anche il celebre scienziato – nonché ateo militante – Richard Dawkins provò invano ad appropriarsene. È in assoluto la lettera di Einstein venduta al prezzo maggiore. Dato non da poco, visto che i suoi scritti affascinano da sempre i danarosi collezionisti del mondo.

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