“Questo è uno show per famiglie, e chi di giorno si spacca la schiena ha il diritto di rilassarsi e di non sentirsi inferiore”. Con questa battuta il conduttore di un popolare talk show rimbrotta il professor Prosperi, reo di aver citato Spinoza durante un’intervento che gli sarà fatale.

Nell’Italia distopica ma non troppo che fa da sfondo a “Il censimento dei radical chic” (ed. Feltrinelli, 141 pp.) di Giacomo Papi, apparire più colti o intelligenti della media è oramai un crimine e si rischia pure di essere ammazzati. Il Governo del Paese lavora duro per offrire ai leoni del popolo carne fresca da divorare. Già si sono sparate le cartucce degli immigrati, dei rom, dei gay e persino dei raccomandati. Resta a questo punto d’occuparsi di quei sapientoni che non hanno studiato nell’università della vita e che con i loro paroloni rendono la realtà più complessa del necessario. Per proteggerli da sé stessi prima che dagli invidiosi ignoranti, un ministro molto astuto istituisce così uno speciale registro di individui meritevoli di una speciale protezione. Vi rientrerà chiunque abbia un certo tot di libri in casa e utilizza troppe frasi ipotattiche. Bisognerà vedere se qualcuno di questi saprà liberarsi dai dubbi di Amleto e ribellarsi.

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L’ironia c’è, così come una certa leggerezza di scrittura. “Il censimento dei radical chic” è il tipico romanzo che ci si attende in tempi come questi da parte di chi è o si sente intelligente. Un romanzo, cioè, che illustra l’anti-intellettualismo dei nostri giorni nel mondo che più si confà al punto di vista dei presunti intellettuali: con la dicotomia tra una massa di barbari con la bava alla bocca e una minoranza di persone troppo perbene per rendersi conto di quel che accade loro intorno. È una parodia, strappa qualche sorriso e combatte i luoghi comuni con altri e opposti luoghi comuni, quasi tutti incentrati sulla mediocrità esclusivamente altrui.

censimento
Ed. Feltrinelli 2019

Un esercizio di arguzia che in realtà non disturba, non spiazza, non fa riflettere come dovrebbe. Questo perché Giacomo Papi, per l’appunto, si scaglia contro obiettivi sin troppo facili. Consegna tuttavia qualche verità interessante grazie al suo migliore e peggio sfruttato personaggio: il ministro anti-intellettuale che insegna a governare proprio nascondendo l’intelligenza. Forse un trucco, questo, che dovrebbero utilizzare anche molti scrittori nell’atto stesso della scrittura.


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