Un libro dal grande valore economico, ma forse maggiore in termini di importanza storica: è la copia de “L’amante di Lady Chatterley” battuta all’asta l’anno scorso, e che è ora oggetto di una caso decisamente particolare.

Nel Regno unito è partita infatti una campagna di crowdfunding con l’obiettivo di far sì che la copia in questione resti in patria. Non si tratta di un esemplare qualsiasi de “L’amante di Lady Chatterley” (1928) bensì di quello utilizzato in uno dei più clamorosi processi per oscenità del XX secolo, non solo inglese. Apparteneva a Sir Laurence Byrne, il giudice chiamato a dirimere la vertenza intorno al romanzo di D. H. Lawrence, conclusasi nell’agosto 1960 con l’assoluzione che di fatto sanciva la fine anche del moralismo vittoriano. La casa d’aste Sotheby’s l’ha venduta a un misterioso compratore d’Oltreoceano, fatto che ferisce la sensibilità di chi reputa il libro un patrimonio nazionale. Si cerca così di raccogliere i soldi necessari per pareggiare il prezzo di vendita, pari a 56,250 sterline – circa 64 mila dollari. La scorsa settimana il ministro britannico per le Arti, Michael Ellis, ha addirittura posto un blocco all’esportazione del libro per far sì che questo resti ancora nel territorio del Regno unito.

Philippe Sands, presidente della English Pen ossia dell’associazione di scrittori che ha promosso l’iniziativa di crowdfunding, non ha dubbi: “‘L’amante di Lady Chatterley’ al centro della lotta per la libertà di espressione, nei tribunali come altrove”, spiega, “Questo testo unico appartiene a noi, come simbolo della continua battaglia per proteggere i diritti degli scrittori e dei lettori“. L’esemplare in questione non è nemmeno nelle migliori condizioni: la stessa casa d’aste segnalava pagine che iniziano a staccarsi, così come la copertina. Altra particolarità consiste nella presenza di numerose sottolineature, la maggior parte delle quali operate da Dorothy Byrne, moglie dello stesso giudice, e segnalate dalla casa d’aste come un “difetto”.

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Pubblicato nel 1928, “L’amante di Lady Chatterley” è di gran lunga il romanzo più famoso di D. H. Lawrence. Racconta la storia d’amore adulterino di una giovane donna aristocratica e un uomo della working-class. I toni usati nelle scene di sesso (numerose) scatenarono la pruderie dell’epoca, sminuendo i contenuti politici del testo, che verrà infatti pubblicato in versione integrale nel Regno unito solo nel 1960. Allora fu la casa editrice Penguin Books ad assumersene la responsabilità, approfittando di alcuni cambiamenti nel frattempo intercorsi nelle leggi sull’oscenità. Il processo che ne seguì, come avrebbe dichiarato lo scrittore Jan Morris sul New York Times, “scatenò uno scontro di idee che si sarà visto solo una due volte dai tempi della guerra”. I legali della difesa si avvalsero di uno straordinario cast di testimoni in favore del libro: fra questi, lo scrittore E. M. Forster, lo scrittore e accademico Richard Hoggart e persino un vescovo della Chiesa anglicana. Ma forse a convincere la giuria – composta da tre donne e nove uomini – sull'”innocenza” de “L’amante di Lady Chatterley” fu una clamorosa gaffe dell’avvocato dell’accusa, Mervyn Griffiths-Jones, la cui arringa esordì in questo modo: “È un libro che fareste mai leggere a vostra moglie o ai vostri domestici?“.

Chatterley
D. H. Lawrence e la moglie Frieda von Richtofen

Dopo l’assoluzione, il libro conobbe un incredibile successo. Nel giro di pochi giorni furono vendute 200 mila copie, che diventeranno due milioni in meno di un anno. “L’amante di Lady Chatterley” diventerà uno dei manifesti della liberazione sessuale e del ’68. Il poeta Philip Larkin paragonerà la fine del processo all’uscita del primo disco dei Beatles. Lo sdoganamento nel Regno unito di fatto sancirà la medesima misura anche negli Usa e in molte altre nazioni del mondo.

Il giudice Byrne morì nel 1965 e la sua copia del libro venne venduta all’asta già nel 1993. Quando venne venduta di nuovo lo scorso ottobre, il prezzo di partenza era tra le 10 mila e le 15 mila sterline, per arrivare infine alle già citate 56,250. Si cercherà ora in tutti i modi di trattenerla in patria: il bando all’esportazione attuato dal ministro Ellis vale fino al 12 agosto, ma potrebbe essere esteso fino al 12 ottobre. È un provvedimento previsto dal codice in materia di protezione sui beni di interesse nazionale. Nel frattempo la raccolta fondi prosegue e al momento ha raccolto oltre 17 mila sterline, di cui ben dieci vengono dalla stessa Penguin Books e cinque dalla Fondazione legata al nome di un altro mostro sacro delle lettere inglese, T. S. Eliot.


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