Un libro che contiene centinaia di riassunti di altri libri, che però non esistono da secoli. Sembra il materiale di un racconto di Jorge Luis Borges, ma esiste davvero ed è stato trovato quasi miracolosamente in Danimarca.

Si intitola “Libro de los Epítomes” e si trova a Copenhagen, dove è rimasto intatto (letteralmente) per più di 350 anni. Si tratta di un enorme volume di oltre duemila pagine, contenenti centinaia di citazioni di libri risalenti a cinque secoli fa. Viene dalla biblioteca personale di Fernando Colombo (1488-1539), figlio illegittimo di Cristoforo Colombo. Dedicò la vita a creare la più grande biblioteca che il mondo abbia mai conosciuto, raggiungendo un assortimento di 15 mila volumi. Purtroppo, oggi sopravvive solo un quarto di quel patrimonio ed è custodito nella cattedrale di Siviglia dal 1552. Il “Libro” si credeva perduto ma è stato trovato nella Arnamagnæan Manuscript Collection a Copenhagen nella collezione di Árni Magnússon, studioso islandese che ha donato i suoi libri all’università della capitale danese prima di morire, nel 1730.

Colombo
Il “Libro de los Epítomes”

“Si tratta di una scoperta straordinaria”, asserisce Edward Wilson-Lee, accademico di Cambridge e autore di una recente biografia di Cristoforo Colombo – “Il catalogo dei libri naufragati. Il figlio di Cristoforo Colombo e la ricerca della biblioteca universale”, 2018. “Non solo perché contiene molte informazioni su come la gente leggesse cinque secoli fa – spiega Wilson-Lee -, ma anche perché racchiude i contenuti di libri che non esistono più e di cui non si ha altra notizia”. Il ritrovamento ha quasi dell’inspiegabile anche perché la collezione di Magnússon, comprendente circa tremila volumi, si compone di titoli in larga parte in lingue scandinave. I libri in spagnolo sono appena venti, ed è forse per questa ragione che il “Libro de los Epítomes” non è stato notato per secoli.

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A notare la possibile riconducibilità del “Libro” alla collezione di Fernando Colombo è stato Guy Lazure dell’università di Windsor (Canada). Da lì l’Istituto Arnamagnæan ha poi contattato Mark McDonald del Metropolitan Museum di New York (Usa), il quale a sua volta ha chiesto il parere del succitato Wilson-Lee e del suo co-autore, José María Pérez Fernández dell’università di Granada (Spagna). Wilson-Lee racconta: “Ero in spiaggia quando mi arrivarono le foto del volume. Ho detto ‘che tu sia dannato, se mi stai prendendo in giro’. Era il più importante dei volumi scomparsi dalla biblioteca”.

Colombo
Ed. Bollati Boringhieri 2019

Dopo aver messo su la sua collezione, Fernando Colombo ingaggiò una squadra di scrivani per leggere tutti i libri della libreria e sintetizzarne il contenuto nel “Libro de los Epítomes”. I riassunti fanno dalle due righe al massimo di 30 pagine resosi necessario per la descrizione delle opere complete di Platone. Il catalogo non comprende tuttavia solo volumi di autori classici: “La parte più cospicua della biblioteca di Fernando consisteva in pubblicazioni che andavano dagli almanacchi ai pamphlet – spiega Wilson-Lee -. È una finestra sul mondo della stampa di quel tempo. Ci fa capire quanto sia andato perduto e come la gente li leggesse. È un mondo in gran parte perduto per noi”.

Ora Wilson-Lee e Pérez Fernández sono al lavoro a un catalogo completo della biblioteca di Fernando Colombo che potrebbe vedere la luce nel 2020. Nel frattempo si occuperanno della digitalizzazione del manoscritto, con l’aiuto dell’Istituto Arnamagnæan. “È sempre emozionante per uno studioso scoprire quanto c’è ancora di ignoto – conclude Wilson-Lee -. Si tratta solo di uscire e cercare luoghi inesplorati“.


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