È probabile che Melvil Dewey, il fondatore delle biblioteche moderne, non fosse altro che un uomo del suo tempo. Ma, nel periodo in cui viviamo, capita che le norme morali abbiano un effetto retroattivo anche di secoli.

Il consiglio dell’American Library Association (Ala), l’organizzazione no profit che mette insieme le biblioteche d’Oltreoceano, questa settimana ha votato una risoluzione per rinominare il suo premio più prestigioso, la Melvil Dewey Medal. Non perché il nome di per sé sia brutto, ma perché fa riferimento a colui che fino a poco tempo fa era oggetto di ammirazione e riverenza, oggi di ostracismo post-mortem.

Dewey

Parliamo di Melvil Dewey (1851-1931), bibliotecario divenuto famoso per l’invenzione del moderno sistema di catalogazione dei libri: quello decimale, basato sulla ripartizione delle discipline e poi via via fino alle categorie più stringenti. Un colpo di genio ispirato a Francis Bacon e capace di causare un’autentica rivoluzione, non solo nella custodia del sapere, ma anche nella struttura stessa del pensiero di generazioni di studiosi. Il nome di Dewey campeggia su targhe commemorative e monumenti in tutte le grandi biblioteche statunitensi. Ora la sua fortuna, nel 2019, potrebbe volgere al termine. Motivo? Come il 90 per cento degli uomini di fine ‘800, era piuttosto razzista e sessista.

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L’Ala ha infatti ricordato, motivando la scelta clamorosa, come Dewey abbia espressamente vietato a ebrei, afroamericani e altre minoranze etniche l’ingresso nel suo circolo, il Lake Placid Club. Come se tutto ciò non bastasse, Dewey avrebbe «commesso numerose avance inappropriate su donne con le quali lavorava e sulle quali aveva potere», ed è caduto in disgrazia presso l’Ala proprio dopo l’accusa di quattro donne. In altre parole, i bibliotecari statunitensi scoprono oggi che «l’atteggiamento mostrato per decenni da Dewey non rappresenta i nostri valori di equità, diversità e inclusione». Dewey è stato peraltro uno dei fondatori della stessa Ala e ha diretto la New York State Library dal 1889 al 1906, quando dovette dimettersi dopo le accuse di antisemitismo.

Dewey
Laura Ingalls Wilder

Non è la prima volta che l’Ala fa i conti con il passato controverso dei suoi simboli. Già l’anno scorso aveva stabilito di modificare il nome di un altro premio letterario, la Laura Ingalls Wilder Medal, in Children’s Literature Legacy Award: questo perché Laura Ingalls, celebre autrice di libri per l’infanzia vissuta tra il 1867 e il 1957, nelle sue opere avrebbe descritto gli afroamericani e i nativi in modi stereotipati.


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