Mi dispiace, suo figlio è autistico“: è la frase con cui hanno dovuto aver a che fare molti genitori. Tutti impreparati ad accoglierla se non nei termini del trauma. Di uno spartiacque tra un prima tutto sommato felice e un dopo segnato dalla paura.

È anche il titolo di un libro appena uscito (ed. Gruppo Abele, 160 pp.) e firmato da Gabriella La Rovere, medico, giornalista e scrittrice. Soprattutto mamma di Benedetta, giovane affetta al contempo da sclerosi tuberosa e da autismo. Donna che quindi ha avuto a che fare con la maledetta frase “Mi dispiace, suo figlio è autistico” e che da una vita si batte per la sensibilizzazione della comunità verso questa particolare condizione. Nel 2014 dava alle stampe “L’orologio di Benedetta”, libro autobiografico che tra amarezza e ironia racconta la vita al fianco della figlia – oggi 26enne.

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L’autobiografismo entra di forza anche in “Mi dispiace, suo figlio è autistico. Non si tratta tuttavia di un libro – l’ennesimo in una bibliografia ormai molto ramificata – sull’autismo. Magari un manuale for dummies per capirne i segni e come comportarsi. No, affatto. Si tratta invece di un libro rivolto ai genitori di bambini autistici, i quali non dovrebbero aver bisogno di consigli: sanno di che si tratta e come ci si sente in un ruolo così tanto difficile. Gabriella La Rovere invita mamme e papà semmai ad assumersi una responsabilità forse ancor maggiore. Quella cioè di essere gli avvocati dei propri figli presso le istituzioni. Per far sì che il soggetto autistico sia messo nella condizione di essere “soggetto” vero e proprio, capace di badare a sé stesso e di autodeterminarsi. La domanda sempre più impellente dei genitori – “Che ne sarà di lui, quando io non ci sarò più?” – necessita oggi più che mai di una risposta.

"Mi dispiace, suo figlio è autistico": cronaca di una vita da ricominciare
Ed. Gruppo Abele 2019

Un libro duro, forse più della media sullo stesso argomento. Tuttavia “Mi dispiace, suo figlio è autistico” segnala la necessità di un salto di qualità nella discussione sull’autismo. Da non trattarsi più, questo, come un problema delle singole famiglie bensì come la cartina di tornasole dello stato presente dei costumi italiani in termini di pari opportunità e inclusione.


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