A quasi trent’anni dalla morte e a un secolo dalla nascita, Roald Dahl finisce al centro di un caso che fa scalpore.

La Royal Mint – la “Zecca” britannica – ha infatti deciso di respingere la proposta di emanare una moneta in onore dello scrittore. Si tratta, nella fattispecie, dell’iniziativa avanzata in occasione del centenario dalla nascita. Il fatto è avvenuto nel 2016 ma emerge solo ora mediante una rivelazione del Guardian. Sorprende la motivazione: Roald Dahl non è infatti ritenuto “autore della migliore fama” per via di “posizioni antisemite” tenute in passato.

L’ammissione di colpa

L’accusa è grave ma non infondata. Lo stesso scrittore già nel 1983 manifestava idee controverse ricordando l’invasione del Libano da parte di Israele, avvenuta l’anno prima. Al New Stateman dichiarava: “C’è qualcosa nel carattere degli ebrei che li rende odiosi, forse la scarsa generosità verso i non-ebrei. Insomma, c’è sempre una ragione perché nascono gli ‘anti-‘ di qualcosa. Nemmeno una carogna come Hitler può essersela presa con loro senza motivo“. Intervistato dall’Indipendent nel 1990 – a pochi mesi dalla morte -, Dahl ribadiva il concetto accusando i giornali di essere tutti “controllati dagli ebrei” e autodefinendosi “antisemita“.

Dahl
Roald Dahl
I pro

La decisione della Zecca è comunque accolta da un acceso dibattito. Amanda Bowman, vicepresidente del Board of Deputies – il principale organo rappresentativo della comunità ebraica britannica -, la ritiene “corretta” perché “non si può ignorare che Dahl fu anche un razzista, oltre che un autore di grande talento“. Gli fa eco il parlamentare laburista Wes Streeting: “Dahl continuerà a essere letto dalle generazioni a venire, ma il suo razzismo è palese“.

I contro

D’altro canto, molti opinionisti osservano come non sia sorta polemica alcuna quando la Royal Mail nel 2016 commemorava Agatha Christie con una serie di francobolli celebrativi. Eppure la celebre autrice della serie di Poirot ha sparso le sue opere di espressioni razziste. Senza contare che la stessa Zecca, nel respingere la candidatura di Dahl, ammetteva invece quella di William Shakespeare. Eppure anche il Bardo fu antisemita, come si evince da opere come “Il mercante di Venezia” (1605).

La vicenda intacca il ricordo di un autore amatissimo dai ragazzi di tutto il mondo. Già quest’anno si ricordava il trentennale dalla pubblicazione di uno dei sui maggiori successi, “Matilda” (1988).

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