Con il brano “Soldi” ha trionfato nell’ultimo Festival di Sanremo, dividendo tuttavia pubblico e critica. Ora però Mahmood attira l’attenzione di un mostro sacro della musica italiana come Mogol.

Giulio Rapetti, in arte Mogol, è stato ospite oggi della trasmissione di Radio Capital “Circo Massimo”. Fra le varie domande era ineludibile un commento sugli esiti dell’ultimo Festival di Sanremo. Dopo aver cercato di glissare (“Non l’ho visto, forse c’era la partita”), il celebre paroliere ammette di aver ascoltato solo la canzone vincente, “Soldi” di Mahmood”. Il giudizio è agrodolce: “È carina, ma il testo è debole”. Da qui l’offerta al giovane cantante milanese: “Sembra un ragazzo umile, gli offro una borsa di studio al Cet. Gli facciamo gratis un corso, scriverebbe con più attenzione”.

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Il Centro europeo di Toscolano (Cet) è la scuola per autori, compositori e interpreti musicali fondata proprio da Mogol nel 1992. Fra i suoi allievi illustri si annovera Arisa, due volte vincitrice a Sanremo: nel 2009 nella categoria Giovani e nel 2014 in quella principale.

Mogol è tuttavia anche il presidente della Siae ed è chiamato a dare un parere all’iniziativa del leghista Alessandro Morelli di riservare un terzo della programmazione radiofonica alla musica italiana. Ieri Mogol si è già detto favorevole all’idea mediante una nota ufficiale: “La proposta di legge richiama altri esempi in Europa, come il sistema delle quote, utilizzato da molto tempo in Francia”. Oggi ribadisce che “non è una barriera, bensì una difesa”.


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