Marcel Proust diceva che certe persone diventano eroiche per le ragioni opposte a quelle che si sospettano. Come colui che ad esempio si getta in mare per salvare qualcuno, non perché sappia nuotare bene, ma perché teme di essere additato a codardo.

Il coraggio del 69° Festival di Sanremo risponde ai nomi di Pio e Amedeo, gli insospettabili e sottovalutatissimi ospiti della seconda serata. Il grande pubblico li conosce prima come Iene e poi come Emigratis, insomma come un duo di comici naif, volgarotti, diciamo pure poco immaginabili in uno scenario come l’Ariston. Di certo in totale difformità rispetto al mood generale della kermesse, passata sotto le frecciate di pubblico e critica per l’atteggiamento – in alcuni casi, anche il volto – ingessato dei suoi protagonisti.

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Di fatto i due fanno quello che avrebbero dovuto fare i comici “titolari” ossia Claudio Bisio e Virginia Raffaele: mostrare la pancia del Paese senza averne vergogna. Perché la pancia può essere usata sì per il male, ma anche per il bene. Per dire verità che per contratto o per convenienza non si dicono. Ma anche per esporre il lato più genuino di un’Italia che si identifica più nel loro modo d’essere che nella finzione televisiva. Chiamiamolo pure “populismo catartico”.

Claudio Baglioni diventa quindi un vecchio che vive di rendita con successi risalenti a decenni fa – “La ragazza con la maglietta fina ora ha panciera”. “Adrian” di Adriano Celentano, una cosa strana di cui “nessuno ci capisce un c…”. Le polemiche politiche, gazzarre prive di senso – “Un tempo gli immigrati eravamo noi meridionali”. Pio e Amedeo raccolgono da soli le risate che non si erano sentite prima in ore e ore di trasmissione, dimostrando che il Festival è stato “popolare” – per dirla alla Baglioni – solo nei venti minuti del loro show. Venti minuti di sfacciataggine che però ora dovranno essere seguiti da un po’ più di coraggio.


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