Sembra finito l’amore tra Spotify e il mondo dell’industria discografica. Il popolare servizio musicale è ora sotto attacco da un gruppo di autori di livello internazionale per via della sua risposta a un provvedimento sul copyright.

Il leader degli Chic, Nile Rodgers, insieme a numerosi collaboratori degli artisti e addetti ai lavori in campo discografico hanno firmato una lettera aperta a Daniel Ek, co-fondatore di Spotify. La ragione è la protesta contro la scelta dell’azienda di presentare ricorso contro l’aumento dei compensi (dal 10,5 al 15,1 per cento) da corrispondere agli autori per i prossimi cinque anni. Lo ha stabilito l’Us Copyright Royalty Board lo scorso gennaio.

“Siamo feriti e arrabbiati – si legge nel manifesto -. Avete creato una squadra per relazionarvi con gli autori e vi siete ingraziati la nostra comunità. Sappiamo che non siete solo quel segnale Internet che sta presentando un ricorso contro la decisione del Copyright Royalty Board sul compenso per gli autori. In ogni caso, siete l’unica piattaforma che ci ha fatto sentire di lavorare insieme per costruire un’industria musicale moderna. Adesso, però, siamo riusciti a intuire la vera ragione del vostro slancio nei confronti degli autori: ci avete usati e avete cercato di dividerci, ma noi resteremo uniti. Fate la cosa giusta, e rinunciate all’appello contro la delibera del Copyright Royalty Board sul nostro compenso”.

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Lo scorso marzo Spotify spiegava: “Una delle principali aree di interesse nel nostro appello riguarda il fatto che la decisione del Copyright Royalty Board rende molto difficile per i servizi musicali offrire ‘pacchetti’ di musica e offerte non musicali”. “Ciò danneggerà i consumatori – concludeva il portavoce del servizio svedese -. Questi pacchetti sono la chiave per attirare gli abbonati verso musica per la prima volta in modo da poter continuare a far crescere la torta delle entrate per tutti”.

Spotify

“Non pensavo che Spotify potesse andare più in basso”, era stata la dura replica di David Israelite, ad e presidente della National Music Publishers Association: “Questa affermazione è una bugia gigante. Sono sicuro che una squadra di Pr ha speso una grande quantità di tempo ed energia per creare una dichiarazione per cercare di ingannare artisti e cantautori. Devono pensare che gli artisti e i cantautori siano stupidi. Ma non lo sono”.


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