Si è svolto lo scorso 18 dicembre a Palermo, presso i locali dello Studios Coworking, sito nella centralissima zona Notarbartolo, un evento formativo su bullismo e cyberbullismo. L’evento, unendo aspetti teorici e casi clinici in un’ottica pratico-esperienziale, ha coinvolto psicologia, pedagogia e mondo dell’associazionismo e delle istituzioni penitenziarie, in un fitto dialogo scientifico volto alla definizione e al contrasto del fenomeno del bullismo e del suo corrispettivo mediatico, il cyberbullismo.

“Il bullismo e il cyberbullismo rappresentano due fenomeni di estrema rilevanza sociale e clinica, oltre che giudiziaria – spiega Angela Ganci, psicologo psicoterapeuta presso la sede di Palermo dell’Associazione Contro tutte le violenze, ente patrocinante del workshop, operatore specializzato per i minori disabili, e organizzatrice dell’evento stesso – Quando le prevaricazioni verso i più deboli, sia da un punto di vista fisico che psicologico, equivalgono a un abuso di potere, estrinsecandosi in minacce verbali, fisiche, attacchi all’autostima e alla dignità personale, soprattutto nelle forme anonime e mediatiche del cyberbullismo, è necessaria la collaborazione tra famiglie, scuole e istituzioni demandate alla raccolta delle denunce e alla terapia e prevenzione delle vittimizzazioni e dei reati. Il bullismo e il cyberbullismo sono, a mio avviso, due realtà criminali che necessitano di interventi di natura psicologica, attraverso una sensibilizzazione al rispetto dell’Altro e di se stessi e del proprio valore personale, avvalendosi di programmi di educazione socio-affettiva, con partenza dai più precoci gradi di istruzione. Dal punto di vista delle strategie di intervento, in ambito scolastico, esistono programmi, rivolti al gruppo classe, molto validi, mirati alla consapevolezza delle emozioni altrui, e il supporto tra pari, secondo il modello dell’operatore amico di Menesini e Benelli, senza dimenticare l’attivazione di corsi di formazione rivolti a genitori e insegnanti. Tuttavia ciò non basta: a scuola, bisogna attivare una stretta sorveglianza durante il tempo mensa e gli intervalli, per intervenire tempestivamente in casi di soprusi”.

Scuola e famiglia, agenzie formative alleate, poiché la lotta alle condotte violente si combatte soprattutto attraverso la cooperazione tra sistemi, in un’ottica che abbraccia, appunto, psicologia e pedagogia.

“Già Pitagora sosteneva che educare i bambini equivale a non dover poi punire gli uomini – continua Antonino Leonardi, pedagogista – Ecco perché è necessario a mio avviso puntare su un’educazione, prima familiare e poi scolastica, non autoritaria o permissiva, ma autorevole, che stimoli il bambino a non utilizzare comportamenti violenti, come rivincita per gli abusi subiti e normalizzazione della violenza stessa, ma che lo aiuti a riconoscere e valorizzare la propria libertà nel rispetto di quella altrui. Ciò è possibile attraverso l’adozione dei No che fanno crescere, così come delle spiegazioni degli adulti, adeguate all’età, alle proibizioni stesse, e un approccio empatico ai bisogni di accudimento e validazione emotiva del bambino. Un’educazione partecipata al rispetto delle regole, in famiglia, a scuola, o, in quei contesti dove l’educazione primaria abbia fallito il suo compito, nelle Comunità o nelle strutture dedicate alla rieducazione”.

Sulle misure informative e terapeutiche all’interno delle realtà rieducative, come quelle penitenziarie, si è concentrato infine l’intervento di Adriana Ragusa, pedagogista presso la Comunità per minori con annesso Centro diurno polifunzionale del Centro per la Giustizia Minorile di Palermo.

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“Presso la Comunità per minori con annesso Centro diurno polifunzionale del Centro per la giustizia minorile di Palermo – dice Adriana Ragusa – le attività di cui siamo promotori riguardano l’adozione di uno strumento denominato iGloss@ 1.0, strumento di consultazione che permette di acquisire informazioni essenziali sulle condotte illecite, tra cui il bullismo, con una sintetica spiegazione delle principali caratteristiche e l’indicazione delle sanzioni penali relative. Con i ragazzi inoltre abbiamo individuato alcune tecniche utili per il monitoraggio delle condotte violente come la Mindfulness, per evitare una rapida escalation della rabbia, attraverso una graduale accettazione delle emozioni negative, così come avviato programmi di alfabetizzazione emotiva e valorizzazione del supporto del gruppo e delle differenze di ciascuno, attraverso laboratori creativi e culinari”.


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