Lo scorso ottobre Transparency International Italia e Riparte il futuro hanno approfondito la corruzione negli Enti pubblici e presentato lo studio “L’anticorruzione nei comuni italiani”. Un’analisi che valuta le relazioni dei Responsabili anticorruzione negli anni 2015-2017 in 115 Comuni Capoluoghi di Provincia.

La corruzione nei Comuni italiani
Dallo studio emerge che, nel 2017, 99 Comuni su 115 (86% del totale) non hanno rilevato nemmeno un evento corruttivo. Il dato suona però strano di fronte ai casi raccontati dai media nello stesso anno. Questi, infatti, riportano numerose e diverse vicende di corruzione, di cui le Relazioni non contengono traccia. Tuttavia, il dato delle Relazioni risulta viziato dalla mancanza di una definizione precisa e condivisa di cosa sia un “evento corruttivo”, in merito al quale Anac non ha dato indicazioni precise agli enti pubblici.

Whistleblowing
Inoltre l’85,2% delle amministrazioni monitorate (98 su 115) non ha raccolto – sempre nel corso dell’anno 2017 – alcuna segnalazione di corruzione da parte dei dipendenti dei Comuni e delle società partecipate, segnando un calo del 10% rispetto ai dati rilevati nel 2016.

A tal riguardo le tre associazioni anticorruzione evidenziano come vi sia ancora una inequivocabile difficoltà a segnalare gli illeciti con i mezzi attualmente a disposizione per la tutela dei whistleblower.

“Gli enti pubblici devono adottare quanto prima dei sistemi informatici di segnalazione in grado di garantire la sicurezza e l’anonimato del segnalante” dichiara Davide Del Monte, direttore esecutivo di Transparency International Italia “purtroppo viviamo in un Paese in cui chi segnala un caso di corruzione è ancora identificato come lo spione, viene discriminato e rischia addirittura il posto di lavoro. Per questo bisogna utilizzare tutti i mezzi necessari per difendere queste persone e la loro identità”.

Corruzione
Il direttore esecutivo di Transparency Davide Del Monte

La trasparenza e l’accessibilità della Pa migliora ma molto lentamente: nel 2017, 100 enti pubblici su 115 hanno dichiarato di aver ricevuto una o più istanze di accesso civico generalizzato, ovvero richieste da parte dei cittadini di accedere agli atti detenuti dalle amministrazioni. La normativa sull’accesso alle informazioni introdotta nel 2016 (Foia) ha chiaramente aumentato il livello di responsabilizzazione degli enti pubblici, ma il processo risulta ancora molto lento.

Infine, secondo i dati del rapporto il tema del conflitto di interessi rimane uno dei più problematici: solo il 42% degli enti locali monitorati presenta infatti un sistema di rotazione dei dipendenti per prevenire questo rischio, e solo il 43% delle grandi amministrazioni ha definito regole chiare di inconferibilità per i dirigenti in conflitto d’interessi.

“Emerge con chiarezza come i responsabili anticorruzione si trovino disarmati e non possano autenticamente vigilare con attività ispettive”, dichiara Federico Anghelé, responsabile relazioni istituzionali di Riparte il futuro “lanciamo quindi un invito ai sindaci italiani che si troveranno in Assemblea perché dotino i propri enti di strumenti validi per la lotta contro la corruzione permettendo a chi ne è preposto di poter effettivamente operare”, conclude Anghelé.

Corruzione
Il responsabile relazioni internazionali Federico Anghelé

“Civico97“, spiega  il vice presidente Nicola Capello “ha scelto di dedicarsi alle relazioni dei Responsabili della prevenzione della corruzione in un momento in cui anche da parte dei Rpc vi è scarsa fiducia nei confronti di questo strumento, in realtà utile ed efficace in termini di trasparenza e accountability. La Relazione, infatti, permette a chiunque di avere un riscontro immediato degli sforzi attuati dall’ente pubblico in tema di anticorruzione. Dove molti hanno visto l’ennesimo inutile adempimento burocratico, Civico97 ha riconosciuto uno strumento che, assieme ai Piani di prevenzione della corruzione, permette di comprendere i punti di forza e di debolezza delle strategie per la lotta alla corruzione”.

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