Dopo la bastonata, la mano tesa. È il parziale dietrofront che Donald Trump starebbe compiendo nei confronti di Huawei, oggetto di un provvedimento di una gravità senza eguali nella storia recente.

Francamente, non sono sicuro di sapere cosa il leader degli Usa abbia voluto intendere“, è il commento a caldo del portavoce del ministero degli Esteri cinese sul colpo di scena firmato da Donald Trump. Il vulcanico inquilino della Casa bianca è tornato sulla vicenda di Huawei, il colosso cinese delle telecomunicazioni di recente messo al bando negli Usa. Pur continuando a definirla come un “grande pericolo per la sicurezza nazionale”, Trump si è lasciato andare a una clamorosa riapertura: “È possibile che Huawei venga inserita in qualche tipo di accordo commerciale – dichiara Trump -. Se concludessimo un’intesa, potrei immaginare l’inserimento di Huawei in un accordo”. Il dietrofront (parziale) arriva durante la presentazione di un piano di aiuti da 16 miliardi di dollari agli agricoltori americani danneggiati dalla guerra commerciale con la Cina.

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Arrivano intanto le prime esecuzioni delle direttive della presidenza Trump sull’azienda cinese. Il sito giapponese di Amazon ha deciso lo stop alla vendita diretta di apparecchiature con il marchio Huawei sul proprio negozio online, pur mantenendo la possibilità per i venditori esterni di pubblicare inserzioni. Da oggi tutti i prodotti Huawei – dagli smartphone, ai tablet, fino ai pc, non saranno disponibili all’accesso diretto sulle pagine del sito. Segue a stretto giro Microsoft: secondo il South China Mourning Post, il colosso di Redmond avrebbe iniziato a non accettare più nuovi ordini da Huawei.

Huawei

Dai vertici del colosso cinese arrivano segnali di preoccupazione. “In Europa, circa tre quarti degli utilizzatori di smartphone si affida a un dispositivo basato su Android. Huawei detiene circa il 20 per cento di questo mercato – spiega Ken Hu, deputy chairman di Huawei -. Pertanto questa decisione può avere gravi ripercussioni sui consumatori e sulle imprese che operano in tutta Europa”. La dichiarazione arriva durante il suo intervento alla Conferenza sulla Cybersicurezza nazionale di Potsdam (Germania). “Non vogliamo costruire un nuovo muro commerciale, né tanto meno tecnologico” ha aggiunto. Il ministero degli Esteri cinese conferma la fiducia in una soluzione della vicenda: “La Cina vuole risolvere le differenze con dialogo e consultazioni amichevoli“.


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