È in continuo aggiornamento la lista delle città dove domani si scenderà in piazza per manifestare contro il Ddl Pillon: Bari, Bergamo, Milano, Napoli, Roma, Torino, Ravenna e Bologna sono solo alcune delle piazze in rivolta

A fare il punto il sito di “Nonunadimeno” che bolla il provvedimento Pillon (il ddl che riforma le regole dell’affido dei figli in caso di separazione) come “una proposta intrisa di violenza. Non vogliamo discuterla o emendarla: noi la respingiamo senza condizioni. Il 10 novembre saremo in piazza in tutte le città d’Italia con la rete dei Centri anti-violenza per rispondere a questo attacco patriarcale e reazionario con la forza globale dell’insubordinazione femminista e transfemminista”.

Simone Pillon
Simone Pillon

Le associazioni coinvolte
Insieme a D.i.Re si sono mobilitati: Udi Unione donne in Italia, Fondazione Pangea, Associazione nazionale volontarie Telefono Rosa, Maschile Plurale, Cgil, Cam Centro di ascolto uomini maltrattanti, Uil, Casa Internazionale delle donne, Rebel Network, il movimento Non una di meno, Cismai Coordinamento italiano servizi maltrattamento all’infanzia, Arci e Arcidonna nazionale, Arcigay, Rete Relive, Educare alle Differenze, BeFree, Fondazione Federico nel Cuore, il Movimento per l’Infanzia, Le Nove, Terre des hommes, Associazione Manden, Cnca Coordinamento nazionale comunità d’accoglienza, Rete per la parità, Associazione Parte Civile, DonnaChiamaDonna, One Billion Rising, Futura, Udu Unione degli universitari, Laiga Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della L.194, Palermo Pride, e tante altre realtà che in taluni casi hanno dato vita a livello territoriale a un Comitato No Pillon. Ci sono anche le oltre 100mila  firme di uomini e donne che hanno sottoscritto la petizione su Change.org per chiedere il ritiro del disegno di legge e che vi invito a firmare. (Leggi anche Disabilità, sui down Casalino prima di Grillo: “Nessuna voglia di aiutarli”).

Il panorama politico
Il fronte della maggioranza non appare compatto su questo tema. “Questa legge non è nei programmi di approvazione dei prossimi mesi perché così non va. La modificheremo”, ha detto il vicepremier Luigi di Maio che, intervistato da Elle, sembra porre un freno alle polemiche”. Se il disegno di legge sarà approvato, secondo l’associazione Nonunadimeno, “sarà più difficile e costoso separarsi e bisognerà organizzare le proprie vite e la cura di figli e figlie secondo un contratto di diritto privato sottoscritto a seguito della mediazione familiare obbligatoria a pagamento.Pillon

Cosa prevede il Ddl Pillon

La “bigenitorialità”, così come intesa nella proposta di legge, non favorirà una condivisione della cura in base alle possibilità e ai desideri di entrambi i genitori, ma imporrà una rigida spartizione del tempo da passare con figli e figlie, che dovranno sottostare al “piano genitoriale” redatto dal “mediatore familiare”. A bambini e bambine non viene così riconosciuta alcuna possibilità di scelta o diritto di espressione. Pur invocando l’uguaglianza della “responsabilità genitoriale”, la proposta di legge non cerca di cancellare gli squilibri esistenti nella cura dei figli e nel lavoro produttivo e riproduttivo, ma al contrario li alimenta.

Abolizione dell’assegno di mantenimento
L’assegno di mantenimento verrà abolito: chi si trova in una situazione di maggiore dipendenza economica e povertà – quasi sempre le donne – sarà sottoposta a un vero e proprio ricatto economico, affronterà la separazione o il percorso di liberazione dalla violenza domestica al prezzo di una crescente precarietà.

Per togliere l’affido al padre, la violenza domestica dovrà essere comprovata
Finché la violenza domestica non è “comprovata” (come dice la proposta, senza ulteriori chiarimenti), bambini e bambine saranno costretti ad avere rapporti con il padre violento e una donna che denuncia la violenza subita dal marito, sarà facilmente sospettata di manipolare i figli contro il padre, rischiando di perdere la “responsabilità genitoriale”.

La scelta di libertà sarà resa ancora più pesante per le donne migranti il cui permesso di soggiorno è legato a quello dei mariti e sarà per tutte e tutti fortemente limitata da un sistema di welfare fortemente familistico e fondato sul matrimonio.

Gabriele Patti

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