Uno studio condotto da un team di ricercatori statunitensi fornirebbe le prime prove di una possibile correlazione tra Adhd e Parkinson.

Un interessante studio pubblicato sulla rivista Neuropsychopharmacology  e condotto dal professore Glen R. Hanson, docente alla School of medicine dell’Università dell’Utah, ha mostrato una correlazione tra l’ insorgenza di morbo di Parkinson e l’Adhd – dall’inglese Attention deficit hyperactivity disorder.

La prima è una malattia neurodegenerativa, ad evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge principalmente alcune funzioni, quali il controllo dei movimenti e dell’equilibrio; il secondo è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da problemi a mantenere l’attenzione, eccessiva attività e/o difficoltà a controllare il proprio comportamento.

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Lavagna dell’Adhd

Si ritiene che l’Adhd interessi circa il 6-7% dei giovani al di sotto dei 18 anni di età e che la condizione venga diagnosticata circa tre volte più spesso nei maschi rispetto che nelle femmine. Secondo le ultime stime pare che in Italia colpisca circa l’1% degli studenti fra i sei e i 18 anni. Si manifesta in maniera piuttosto eterogenea, associato ad altri tipi di disturbi del comportamento e della condotta.

Di frequente la prima diagnosi avviene durante la scuola elementare – 6/11 anni – quando cominciano ad emergere quelli che sono dei veri e propri sintomi distintivi del disturbo e che quindi differenziano i bambini con Adhd dagli altri. Circa le sue origini, l’Adhd sarebbe causato da alterazioni a carico di alcune zone specifiche del cervello che regolano l’attenzione – corteccia pre-frontale, parte del cervelletto e alcuni gangli della base, ammassi di cellule nervose situate in profondità nel cervello – e che risultano di dimensioni ridotte nei soggetti con Adhd. La corteccia pre-frontale destra ad esempio è coinvolta nella programmazione del comportamento, nella resistenza alle distrazioni e nello sviluppo della consapevolezza di sé e del tempo.

Studi sui gemelli inoltre hanno dimostrato che l’Adhd presenta un alto fattore ereditario; esistono tuttavia anche fattori non genetici collegati al disturbo, quali una nascita prematura e l’uso di tabacco e alcol, e vista l’importanza di quest’ultimo fattore di rischio ciò ha portato i ricercatori ad escludere i soggetti alcolisti dallo studio.

Il trattamento di questo disturbo si avvale di farmaci psicostimolanti, considerati la terapia più efficace per l’ADHD e il metilfenidato è il farmaco di cui, fino ad oggi, è stata raccolta la maggiore esperienza. Questa classe di farmaci agisce sui trasportatori per le monoamine: il metilfenidato modula soprattutto la quantità di dopamina e di noradrenalina presente nello spazio intersinaptico. Potenzia una trasmissione dopaminergica deficitaria e attenua uno stato di iperattività dopaminergica. È in grado di migliorare l’inibizione delle risposte, la memoria di lavoro e i processi di discriminazione degli stimoli.

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Neuroni trasmettitori e cellule recettori della dopamina in un paziente sano e in uno affetto da Parkinson

Com’è noto, il morbo di Parkinson stesso si caratterizza per bassi livelli di dopamina e proprio la ricerca del team del professore Hanson ha evidenziato il possibile nesso tra questa malattia e l’Adhd coinvolgendo circa 200 mila soggetti nati tra il 1950 e il 1992 e residenti nello stato dell’Utah: di questi, circa 32 mila erano affetti da Adhd, appunto. Le evidenze scientifiche hanno mostrato come i soggetti affetti da questo disturbo avessero un rischio più che doppio di contrarre il Parkinson, e che tale rischio diventasse addirittura otto o nove volte superiore per quei soggetti affetti da Adhd trattati con farmaci amfetamino – simili.

Il team non è stato in grado di tenere conto di altri fattori che potrebbero contribuire allo sviluppo della malattia di Parkinson, tra cui trauma cranico, lesioni cerebrali e tossine ambientali.

Secondo lo stesso Hanson, i risultati del suo stesso studio dovrebbero essere considerati soltanto preliminari. I suoi limiti potrebbero essere causati dall’errata classificazione di soggetti non-Adhd, a cui è stata diagnosticata la patologia al di fuori dello Utah, dalla mancata o errata diagnosi dei sintomi della malattia di Parkinson o dall’assenza di informazioni sulla durata dell’uso e sul dosaggio dei farmaci Adhd prescritti.

(Per saperne di più visita il nostro sito)

Daniele Cantone

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