Oggi la vita sedentaria è uno dei maggiori fattori di rischio coronarico e di aumento delle patologie dismetaboliche e problematiche conseguenti cognitive. 

Da queste considerazioni nasce l’idea di un progetto in collaborazione col Coni Abruzzo per valutare l’effetto di un aumento dell’attività motoria nella scuola primaria. L’obiettivo è stato dimostrare come l’incremento dell’attività motoria in prima e seconda elementare non solo crea un beneficio a ma anche e soprattutto a livello cognitivo.

Il lavoro, dal titolo “Motor and cognitive effect caused by motor increased activity in primary school”, pubblicato dall’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, è stato svolto su un campione di 107 bambini tra i 6 e gli 8 anni,  frequentanti la scuola primaria pubblica della provincia di Teramo, assegnati a un programma di educazione motoria potenziato di 6 mesi; l’ora curriculare è stata sostituita da due ore di sperimentazione.  Le prove di pre e post intervento hanno valutato la capacità motoria (Shuttle run test) e la percezione dell’autoefficacia, definita da Albert Bandura – psicologo canadese noto per il suo lavoro sulla teoria dell’apprendimento sociale – come “le convinzioni delle persone sulle loro capacità di produrre specifici risultati”.

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Albert Bandura

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Jean Piaget nella sua teoria dell’epistemiologia genetica affermava che la motricità è alla base dello sviluppo dell’uomo. Egli descriveva lo sviluppo del bambino attraverso vari stadi, che comprendevano le abilità motorie, i comportamenti, le reazioni all’ambiente. Attività come strusciare o rotolare assecondano la sua curiosità, portandolo a conoscere il mondo circostante, a partecipare attivamente a questo processo e a rendere i genitori e la scuola i veicoli principali attraverso cui questo processo riesce a concretizzarsi.

Studi che hanno utilizzato metodi di Neuroimaging (Magnetic resonance imaging -Mri -, Event related brain potentials – Erp) hanno identificato una  relazione tra forma fisica dei bambini e sviluppo cognitivo.  I bambini con una forma fisica migliore possedevano un volume maggiore dei nuclei della base, struttura importante per i processi cognitivi, e un controllo inibitorio migliore rispetto ai bambini con una forma fisica inferiore (Chaddock-Heyman et al., 2011; Chaddock-Heyman et al. 2010; Erickson, Hillman, Kramer, 2015).

Da questi risultati la psicologia dell’educazione può ricavare suggerimenti utili per interventi finalizzati allo sviluppo della salute e dei contesti educativi.Benessere

In conclusione, si è così dimostrata vera l’ipotesi di partenza, mostrando miglioramenti in ambito fisico, ma soprattutto cognitivo. L’ intervento motorio di potenziamento dell’attività motoria curriculare nella scuola primaria ha portato, difatti, non solo miglioramenti di velocità e coordinamento motorio, ma in maniera più significativa un aumento del senso di autoefficacia, che va inevitabilmente ad influenzare tutti gli altri aspetti della vita del bambino. Per questo occorre inserire nel curriculum scolastico una vita attiva potenziando l’educazione fisica nella scuola primaria,  utile sia nel prevenire future malattie mentali (ad esempio l’Alzheimer), sia perchè attraverso il movimento il bambino crea, conosce sé stesso e il mondo che lo circonda, base vitale per la costruzione di una personalità futura.

Paola Vitale

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