La fibromialgia rappresenta a tutt’oggi una sindrome muscolo-scheletrico di difficile approccio. Classificabile tra le patologie reumatologiche, interessa perlopiù soggetti femminili tra i 30 e i 50 anni e si caratterizza per dolore e rigidità muscolare diffusi, associati spesso a rigidità, astenia, disturbi del sonno e alterazioni della sensibilità. Un tratto distintivo di questa malattia è la presenza di 18 tender points, ossia punti la cui pressione evoca una sensazione dolorifica nel paziente fibromialgico: secondo i nuovi criteri Acr – American college of rheumatology- del 2010 per avere conferma diagnostica della patologia è necessaria la presenza di 11 di essi.

Fibromialgia: la malattia fantasma

La variabilità nelle forme cliniche unita alla presenza di disturbi psicologici significativi per una buona fetta di pazienti ha spinto ulteriormente verso approcci alternativi oltre a quelli tradizionali farmacologici.

Una chiave nella difficile lettura della sindrome fibromialgica risiede indubbiamente nell’eziopatogenesi pressocchè sconosciuta in cui fattori di varia natura si intersecano.

L’ipotesi più accreditata al momento è che un fattore scatenante come un trauma fisico, una patologia infiammatoria o infettiva agisca sulla base di alterati meccanismi nocicettivi, ossia quelli che riguardano la percezione del dolore. Da questo fattore deriverebbe l’iperalgesia che caratterizza i pazienti fibromialgici e il fatto quindi che la maggior parte dei farmaci sinora dimostratisi utili dal punto di vista terapeutico agiscano proprio a livello del sistema nervoso centrale.

Dal momento che in questi pazienti vi è spesso un’alterazione della trasmissione della serotonina, con conseguente umore depresso in una buona fetta dei pazienti, si hanno dei miglioramenti dei sintomi grazie ai triciclici, gli inibitori della ricaptazione della serotonina stessa o antiepilettici come il gabapentin e soprattutto il pregabalin, che è stato il primo farmaco approvato dalla Food and drug administration – Fda – per il trattamento della fibromialgia.

Fibromialgia: la malattia fantasma

Anche le terapie fisiche vengono consigliate ai pazienti con fibromialgia, ma nessuna di esse ha dato risposte migliori ai placebo a parte la Tens – Transcutaneous electrical nerve stimulator.

Recenti studi mostrano inoltre come soggetti con l’allele 5Httlpr nel sistema serotoninergico sarebbero candidati al trattamento con farmaci serotoninergici, mentre al contrario soggetti con polimorfismo genico nel sistema dopaminergico riceverebbero risultati terapeutici migliori coi farmaci dopaminergici.

La fibromialgia è detta anche “malattia fantasma” proprio per la difficoltà nel diagnosticarla in quanto non esistono test clinici per la diagnosi e spesso viene erroneamente scambiata per altri disturbi come la polimialgia reumatica, l’artrite reumatoide o l’ipotiroidismo.

L’approccio maggiormente indicato per la cura di questa condizione è quello integrato e multi-professionale. Oltre al trattamento farmacologico viene integrata una lieve attivitá fisica come lo yoga, il nuoto o la camminata, e le tecniche di rilassamento muscolare.

I soggetti affetti da questa condizione vedono intaccata la propria vita quotidiana oltre che quella emotiva, soffrono spesso la solitudine e l’indifferenza, si sentono degli incompresi e impotenti di fronte alla gestione del dolore, temono di essere abbandonati dai propri cari, hanno una bassa autoefficacia e bassa autostima, a tutto ciò si associa la presenza di sintomi depressivi.

La rete sociale e il contesto ambientale sono dei fattori cardine nella gestione di questa condizione, la famiglia diventa una risorsa primaria per il paziente se riesce ad adottare delle strategie di coping adeguate a supporto di quelle del paziente stesso.

Il bisogno di raccontarsi e di essere ascoltati in questi pazienti è elevato ed è per questo che la psicoterapia nella cura di questa patologia è fondamentale per migliorare la qualità della vita.

Fibromialgia: la malattia fantasma

Tra gli approcci maggiormente efficaci e utilizzati nel trattamento della fibromialgia rientrano: la psicologia psicosomatica che usa le tecniche di meditazione, valide per attenuare i sintomi dei pazienti; la psicoterapia di gruppo che potrebbe essere un intervento clinico efficace perchè permette al paziente di narrarsi e confrontarsi con altre persone che vivono la sua stessa condizione.

In uno studio di sperimentazione clinica svolto presso la Wayne state university di Detroit è stato rilevato che l’utilizzo di una nuova terapia, la “Terapia dell’espressione e della consapevolezza emotiva – Emotional awareness and expression therapy, Eaet” – che si basa sull’ elaborazione delle proprie emozioni, ha dato dei miglioramenti significativi e riduzione del dolore diffuso, riduzione dei problemi di attenzione e concentrazione, ansia e depressione , e maggiori emozioni positive e soddisfazione di vita.

Testi di Daniele Cantone
a cura di Elisa Mirabella

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