La piattaforma TikTok, nata in Cina nel 2016, spopola tra i giovanissimi in tutto il mondo. I numeri dei contatti e delle adesioni tramite abbonamento sono altissimi: 500 mila giovani tra i 10 ed i 18 anni, superando colossi come Facebook.

L’inventore, Zhang Yiming, ha pensato bene di cavalcare l’onda degli youtubers, ormai vere e proprie icone, inventando così un modo nuovo di fare televisione. Sketch, cover di canzoni famose, scene cult di film celebri e tanto altro ancora sono consuetudine di chi usa TikTok. Ma questo social è anche territorio virtuale di sfide: un esempio è dato dagli show challenge, competizioni di vario genere che richiedono prove di bravura di ogni tipo. Nel canto, oppure nel truccarsi il viso per arrivare a somigliare a un vip, o addirittura nell’indossare quante più paia di calzini entro un tempo prestabilito.

Cosa c’è di male?, ci si chiederebbe. Fin qui nulla. Il problema è che si va oltre, con prove di forza o di resistenza, o con scherzi pesanti che possono mettere in pericolo sia chi registra questi video, sia chi prova a emularli dopo averli guardati. L’utente, specie se giovanissimo, tende a credere che tutto sia “solo un gioco” e quindi si sente autorizzato a provare di tutto. Il pericolo cresce dal momento che molti utenti, per accaparrarsi i preziosi like, non ci pensano due volte a inventarsi giochi rischiosi dai quali bisogna stare lontani.

TikTok

Le nuove tecnologie rappresentate da social nascono con intenti positivi di creazione di comunità. Ma possono destare anche il lato oscuro rappresentato dalla dipendenza, dall’egocentrismo e dall’assoluta ricerca di valorizzazione personale, anche a costo di rendersi ridicoli in ogni modo. Questi effetti su giovani e giovanissimi adolescenti, sta creando un vero e proprio problema psico-sociale, che investe i giovani in una fascia d’età (10-18 anni) molto delicata e importantissima per la formazione della personalità del futuro adulto. La dipendenza dalle opinioni degli “altri”, più o meno discutibili, è diventata quasi di vitale importanza per le nuove generazioni, al punto che un commento del tipo “quella t-shirt ti sta malissimo” o “non sei per niente bella/o” suscita disagio e malessere, crea danni emotivi, induce alla ricerca forsennata della perfezione accettata dal gruppo e al rifiuto del “diverso”. In quest’ultima categoria rientra anche chi è in sovrappeso o non ha lineamenti perfetti del viso.

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Dopo intere generazioni che nel passato hanno cercato di sfatare il mito della perfezione, facendo comprendere che nelle diversità siamo tutti uguali, ecco riemergere di nuovo l’invasione di un pensiero distorto che si ha rispetto alla bellezza ed alle capacità intellettive personali. In poche parole, “dobbiamo essere tutti belli, affascinanti e geni“: solo così saremmo perfetti per tutti, accettati e invidiati. Purtroppo questi fenomeni si verificano quasi sempre alla nascita di una nuova piattaforma virtuale. Il loro uso viene interpretato in modo individuale dal primo arrivato, senza o con pochi controlli, e il loro effetto nocivo spesso viene segnalato solo dalla presa di distanza degli altri social.

TikTok

Lo specchio della società si manifesta in tanti modi e, in fondo, il mondo delle piattaforme dai valori umani inesistenti rispecchia il nostro tempo. È triste pensare come il nulla stia spopolando in modo così eccessivo. Con il pensiero globale, si è cercato di avvicinare i popoli pur nella diversità di etnie e culture. In realtà il progresso sembra aver edificato una nuova Torre di Babele, dove tutti vorremmo esser capiti e comprendere gli altri, ma in realtà ognuno è divenuto estraneo ed egoista nei confronti dei propri simili. Creando così un proprio mondo, dove la cosa più importante è apparire.


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