Quello sui vaccini è un autentico campo minato che coinvolge di frequente non solo la comunità scientifica, ma anche l’opinione pubblica e soprattutto il dibattito politico. Dibattito che si è fatto particolarmente rovente quando il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha tuonato che “Dieci – dodici previsti dalla legge ndr – vaccini obbligatori sono troppi”, entrando perciò in aperto contrasto con il decreto Lorenzin. Questo impedisce l’iscrizione a scuole materne e asilo nido ai bambini non vaccinati, oltre a prevedere sanzioni economiche per i genitori. Le dieci – delle dodici – vaccinazioni previste sono quelle contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite, haemophilus influenzae (un batterio responsabile di infezioni del tratto respiratorio superiore), epatite B, morbillo, parotite, rosolia e varicella. All’atto pratico si tratta però di due iniezioni, dato che le prime sei malattie sono coperte da un vaccino esavalente e le ultime quattro da un vaccino quadrivalente. Risultano escluse dal piano vaccinale pertanto quelle altrettanto importanti, incluse invece, nel Piano nazionale di prevenzione vaccinale, essendo patologie rilevanti dal punto di vista epidemiologico.

Vaccini, un campo minato tra scettismo e certezze

Occorre ricordare che per vaccino si intende un preparato biologico somministrato al fine di ottenere un’immunoprofilassi attiva contro alcuni microbi patogeni. Si tratta di prodotti naturali, che possono essere costituiti dagli stessi microbi o da semplici antigeni, ossia molecole riconosciute come estranee dall’organismo. L’azione dei vaccini consiste di conseguenza nella stimolazione del sistema immunitario utilizzando i medesimi meccanismi messi in atto contro le infezioni. In virtù di questo fattore, la protezione risulta efficiente solo dopo almeno 20-30 giorni dalla loro somministrazione; in compenso, grazie alle cellule della memoria del sistema immunitario, si ottiene un’immunità attiva di lunga durata.

In rapporto alla loro struttura è possibile distinguere vaccini costituiti da batteri o virus vivi e attenuati, e altri costituiti da batteri o virus uccisi, quelli costituiti da tossine batteriche detossificate, oppure ancora vaccini costituiti da frazioni dei microbi, vaccini prodotti con la tecnica del Dna ricombinante, e infine, vaccini costituiti da virosomi, ossia da particelle similvirali.

Nei preparati vaccinali possono essere presenti inoltre altri costituenti, come sostanze conservanti o stabilizzanti, ma anche adiuvanti, vale a dire sostanze che ne migliorano la stimolazione immunitaria in modo diverso. Tra questi, emulsioni lipidiche e soprattutto sali di alluminio, la cui presenza ha generato alcune perplessità. Va evidenziato, infatti, che il contenuto di alluminio nei vaccini oscilla tra 0,25 a 2,5 mg e considerando che con l’alimentazione si assumono facilmente tra i 5 mg e i 20 mg, l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha prontamente ridimensionato le posizioni più critiche a riguardo.

Ma è altrettanto onesto evidenziare che se da un lato i vaccini pediatrici non contengono alcune tracce di alluminio, dall’altro, non mancano alcuni studi scientifici che dimostrano una correlazione tra le stesse e il rischio di sviluppare una rara malattia infiammatoria come la miofascite macrofagica –  che si caratterizza per dolori muscolari e stanchezza cronica derivante proprio dall’assunzione di alluminio -. Simili preoccupazioni sono state mosse in passato circa la presenza di alcuni composti di mercurio nei vaccini come il Thiomersal, oggi completamente assente.

Vaccini, un campo minato tra scettismo e certezze

Molto più rumoroso fu invece il caso della pubblicazione fraudolenta di Andrew Jeremy Wakefield, che sosteneva una correlazione tra vaccino trivalente Mpr (morbillo, parotite e rosolia) e la comparsa di autismo e disturbi gastrointestinali. Si scoprì presto che i risultati dello studio erano stati alterati al fine di supportare una serie di cause giudiziarie intentate da un avvocato contro le case farmaceutiche produttrici dei vaccini. Difatti, nessuno studio condotto negli anni immediatamente successivi confermò l’attendibilità del lavoro di Wakefield, mostrando l’irregolarità della ricerca e l’assoluta mancanza di un nesso tra l’autismo e la somministrazione di vaccini.

Anche la Cassazione, quando interpellata, si è mostrata assolutamente allineata ai principi dell’Oms negando, in ordinanze piuttosto recenti, la correlazione tra autismo e vaccini e quindi la domanda volta al riconoscimento del diritto al beneficio assistenziale per danni vaccinali avanzata da alcuni genitori di piccoli autistici. Ne è un esempio l’ordinanza  23 ottobre 2017 n. 24959, secondo la quale bisogna attenersi al principio di diritto secondo cui “la prova a carico dell’interessato ha ad oggetto l’effettuazione della somministrazione vaccinale e il verificarsi dei danni alla salute e il nesso causale tra la prima e i secondi, da valutarsi secondo un criterio di ragionevole probabilità scientifica, mentre nel caso il nesso causale costituisce solo un’ipotesi possibile”.

Il rischio di avere invece delle reazioni indesiderate come gonfiore, arrossamento e dolenzia a seguito dalla somministrazione di vaccini è anch’esso presente, ma resta assolutamente trascurabile rispetto ai vantaggi di non avere una malattia e di evitarne le sofferenze e le complicanze che essa stessa può provocare.

Non si esclude, però, che un nesso causale tra evento (vaccino) e danno (autismo) possa riscontrarsi quando il soggetto presenti dei polimorfismi genetici che lo rendano più suscettibile ad alcune sostanze presenti nel composto: così come disposto dal Tribunale del Lavoro di Milano, che con la sentenza del 23 settembre 2014 ha riconosciuto il diritto all’indennizzo a carico del ministero della Salute, per l’insorgere dell’autismo a seguito della somministrazione del vaccino esavalente:  “È probabile che il disturbo autistico del piccolo sia stato concausato, sulla base di un polimorfismo che lo ha reso suscettibile alla tossicità di uno o più ingredienti (o inquinanti), dal vaccino Infanrix Hexa Sk”. La sentenza è divenuta definitiva per mancato ricorso in appello da parte dello stesso ministero. Il bambino riceverà un assegno bimestrale il cui importo sarà calcolato a partire da una base di 1.683 euro, più un indennizzo una tantum.

Daniele Cantone

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here