Mafioso, fascista, colonnello dell’Evis, capo di una brigata omicida, ma anche icona popolare. Domenica 7 aprile, alle ore 17.30, sul palco del Teatro Metropolitan va in scena “La vera storia del bandito Giuliano”.

Tante le leggende e i falsi miti sul bandito Giuliano, ’u re di li briganti, che cinema, televisione e letteratura hanno dedicato al colonello dell’Evis (l’esercito del movimento separatista siciliano) per raccontare la parabola umana e criminale di un uomo la cui vita è strettamente legata alla storia del nostro Paese. A distanza di quasi settant’anni dal rinvenimento del corpo del ventisettenne Salvatore Giuliano, nel cortile della casa di un avvocato di Castelvetrano, ancora oggi sono troppi i punti di domanda rimasti irrisolti sulla sua morte, che storici e giornalisti non riescono a risolvere.

C’è chi lo definisce semplicemente un criminale e chi invece un patriota. Ma qual è la verità?

Il Centro studi artistici di Acireale diretto da Carmelo Cannavò (protagonista di numerose fiction come “L’Onore e il Rispetto”, “La Baronessa di Carini”, “Come un delfino”), realtà teatrale fra le più vivaci della Sicilia orientale, dopo il successo del debutto dello scorso anno, con le musiche originali di Michele Romeo, le coreografie di Rossella Madaudo e il videomapping di Andrea Ardizzone, metterà in scena “La vera storia del bandito Giuliano”.

il bandito Giuliano

“Lo spettacolo – dichiara Cannavò –  vuole offrire un’immagine completa del controverso personaggio, presentando il periodo storico, la psicologia giovanile, il contesto antropologico, sociale e culturale, analizzando i documenti storici, le notizie di cronaca dell’epoca e le importanti rivelazioni del nipote Giuseppe Sciortino Giuliano”.  Dall’invasione e conquista dell’Etiopia fino alle elezioni politiche italiane del 1948: un modo avvincente per raccontare un periodo storico denso di avvenimenti. “La vera Storia del Bandito Giuliano – continua il regista – è uno strumento per stimolare la curiosità sugli avvenimenti del nostro Paese”.

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Ben 33 attori ripercorreranno la vita di Salvatore Giuliano: dall’adolescenza fino alla morte passando per il lungo periodo di latitanza e cercando di approfondire il rapporto tra lo Stato e la mafia.

Chi era il bandito Giuliano?

Su uno dei criminali più celebri della storia italiana, il cui nome è legato soprattutto alla strage di Portella delle Ginestre, dell’1 maggio 1947, sono stati scritti innumerevoli saggi, ma anche fumetti, novelle popolari, canzoni, poesie, film (tra tutti, quello di Francesco Rosi, del 1962), e perfino un musical. Sono passati settant’anni dalla prima strage della Repubblica italiana, che rappresentò anche – secondo ciò che è emerso dai documenti angloamericani raccolti dallo storico Giuseppe Casarrubea – il primo tentativo di golpe delle forze eversive di destra nel nostro Paese, coadiuvate dai servizi segreti degli Stati Uniti, dalla mafia siciliana e italomericana, dai gruppi paramilitari e da terroristi fascisti appoggiati da monarchici e separatisti. 

Nato il 16 novembre 1922 a Montelepre, Salvatore Giuliano, meglio noto con l’appellativo di “Bandito Giuliano” è morto a Castelvetrano il 5 luglio 1950.
Figlio di Salvatore Giuliano e di Maria Lombardo, la sua era una famiglia di contadini relativamente benestante. Il padre, costretto a emigrare negli Stati Uniti, a più riprese riuscì a comprare diversi terreni nei dintorni del paese. Infine rimpatriò, proprio nell’anno di nascita di Salvatore, per occuparsi della coltivazione.

bandito Giuliano
Salvatore Giuliano

Durante l’occupazione alleata, Giuliano lavorò come fattorino per una società elettrica ma il 2 settembre 1943 venne fermato a un posto di blocco dall’unità dei Carabinieri in località Quattro Mulini di Montelepre, mentre trasportava due sacchi di frumento provenienti dal mercato nero. Giuliano reagì cercando di eludere il controllo e, armato di una pistola barattata con un soldato jugoslavo in cambio di un fiasco di vino, uccise il giovane carabiniere Antonio Emanuele Mancino e ferì gravemente l’appuntato Renato Rocchi, dandosi successivamente alla fuga. Furono i primi omicidi del bandito, ma non gli ultimi. A questi seguì quello del carabiniere Aristide Gualtiero, trucidato a colpi di mitragliatrice.

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Dopo esser riuscito a far evadere dal carcere di Monreale i suoi parenti e numerosi altri detenuti, con loro riuscì a creare una banda che si dedicò a raèpine, sequestri di persona a scopo di estorsione ai danni di ricchi agricoltori, commercianti e imprenditori. Spesso con la complicità di Ignazio Miceli (segnalato dall’autorità giudiziaria come capomafia di Monreale) e Benedetto Minasola, indicato dai carabinieri come “favoreggiatore della mafia di Monreale”, che agirono in qualità di tesorieri della banda e depositari di numerose persone sequestrate. In quel periodo, Salvatore Giuliano divenne famoso nei fatti di cronaca nera per la ferocia e la freddezza con cui eliminava i propri avversari: secondo stime ufficiali, avrebbe “freddato” 43 vittime.


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