Ci stiamo sentendo un po’ come Ulisse che torna a Itaca”: così Adriano Galliani, intervistato dal Corriere della Sera, indovina la battuta che nel modo più suggestivo definisce uno degli eventi clou del 2018 calcistico in Italia. Forse più significativo anche dell’approdo di Cristiano Ronaldo in Serie A, dove per tre anni indosserà la maglia della Juventus. Il fuoriclasse portoghese avrà infatti vinto la bellezza di cinque Palloni d’Oro per le imprese sul campo, ma Silvio Berlusconi può vantare, nel suo trentennio di presidenza del Milan (1986-2017), altrettante Coppe dei Campioni. Con un totale di ventinove trofei, è diventato il presidente con più vittorie nella storia del calcio, alla pari del mitico Santiago Bernabeu.

Dopo la discussa vicenda della cessione del Milan, l’annuncio della sua prossima avventura come proprietario del Monza fa quindi scalpore. Crea curiosità e aspettative, con il club brianzolo che fa il boom di abbonamenti (già 600, non pochi) e sogna la grande scalata dalla Serie C alla massima categoria, mai frequentata dai tempi della fondazione nel 1912. Pone, tuttavia, almeno da chi segue le vicissitudini del calcio italiano da anni, anche qualche domanda condita di sospetto; prima fra tutte, la più semplice: ‘Perché’?

Berlusconi e il Monza Calcio: chi ci guadagna davvero?

In merito alla questione, Berlusconi non si è ancora espresso di persona. Si sa solo che dovrebbe annunciare ufficialmente l’acquisto del Monza solo il 29 settembre, giorno del suo compleanno. A parlare per lui è stato finora solo il suddetto Galliani, che nella nuova società ricoprirà il ruolo di amministratore delegato. Le ragioni addotte sono state principalmente di cuore: “Avevamo venduto il Milan da poco e il calcio ci mancava parecchio. Parlando del più e del meno con il presidente tempo fa balenammo l’ipotesi di acquistare un altro club”. Il Monza sarebbe stato individuato come “L’unica squadra che non avrebbe cancellato il rapporto unico con il Milan”.

A sentire tali parole, ci si chiede comunque se un’altra squadra che non avrebbe cancellato il rapporto col Milan non potesse essere il Milan stesso, che Berlusconi ha ceduto a Li Yonghong il 13 aprile 2017 per motivi, si diceva, economici: c’era da ripianare la situazione debitoria di Fininvest, ammontante a 120 milioni di euro alla fine del 2016. Cifra ampiamente ripianata coi 600 milioni incassati proprio grazie alla vendita del club e che Berlusconi avrebbe ricoperto anche vendendo solo una quota societaria, senza rinunciare alla proprietà. Tralasciamo il fatto che il nuovo proprietario oggi non è nemmeno più tale, a meno di un anno dall’operazione. Sulla vicenda, molto controversa, si segnala un servizio di Report del 4 giugno 2017, che lancia l’ipotesi se, dietro l’impresa di Li Yonghong, non possano esserci interessi di Berlusconi stesso. A ogni modo, ci si chiede perché, dopo aver ceduto il Milan per via di problemi finanziari in tutta evidenza sopravvalutati, comprarne un’altra, per giunta nel giro di poco tempo.

Berlusconi e il Monza Calcio: chi ci guadagna davvero?

Certo, le cifre in ballo non sono straordinarie: si parla di un affare da 2,5 milioni per il 70% della società, col rimanente 30 che rimarrebbe nelle mani dell’attuale proprietario, Nicola Colombo. Ma già ci sarebbero piani per la riqualificazione dello stadio Brianteo, con tanto di aumento della capienza e di sviluppo di servizi. Il progetto sportivo dell’approdo alla Serie A comporterebbe ulteriori investimenti fra ingaggi e strutture. Impossibile, insomma, immaginare l’affare-Monza come a uno sfizio a costo ridotto e cioè a meno di decine di milioni. Impossibile, di conseguenza, pensare a un affare dettato solo da nostalgia per il pallone: tra l’altro, sembra che Berlusconi non ricoprirà nemmeno il ruolo di presidente, lasciandolo ancora a Colombo.

L’investimento maggiore consisterebbe sulla visibilità, che il Cavaliere è andato un po’ perdendo in questo momento storico. L’impresa economica e sportiva di condurre un piccolo club ai massimi livelli è fattibile – basti pensare al Sassuolo dell’ex-presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi – e soprattutto uno spot formidabile. Il miglior modo per rinvigorire il mito del re Mida su cui si fonda il berlusconismo, appannato da un recente passato politico e persino imprenditoriale non all’altezza della fama. Il calcio riaccoglie così una delle sue personalità più vincenti ma non sa ancora cosa ricaverà da tanta filantropia. Troppo distratto, forse, dalle imprese di un Cristiano Ronaldo sul terreno di gioco per capire cosa accade al di fuori.

Alessandro Fasanaro

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