Una delle imprese sportive più clamorose del nuovo millennio ha avuto luogo senza che quasi nessuno se ne accorgesse.

L’Italia è da ieri campione del mondo di bowling. Fino a qui, niente di strano. Sono cose che succedono. Ma l’impresa assume un’altro colore non appena se ne conoscono le circostanze. Nella finale di Hong Kong, gli azzurri si presentavano da dilettanti contro i campioni in carica ossia gli Usa. Team, questo, composto invece da veri e propri professionisti. Ma Pierpaolo De Filippi, Antonino Fiorentino, Marco Parapini, Nicola Pongolini, Marco Reviglio e Erik Davolio hanno sovvertito i pronostici con un secco 2-0 (189-169, 210-166).

La giustizia sociale del bowling

Ad accrescere il valore della vittoria è l’innegabile povertà del movimento italiano di bowling. “Siamo venuti a Hong Kong a costo zero, spesati solo di albergo e vitto. Il resto è stato tutto di tasca nostra“, così il c.t. Massimo Brandolini, ricordando poi “che abbiamo dovuto affrontare anche la crisi economica, che ha portato alla chiusura di tanti bowling center“. Il tecnico americano, Rod Ross, dal canto suo ammette gli errori dei suoi: “Certe sviste si pagano a caro prezzo. L’Italia ha preso il largo e non l’abbiamo più ripresa“.

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La squadra italiana di bowling esulta per la vittoria in finale (foto da pagina Facebook della Fisb)

Prima di questo titolo mondiale, salutato come “un miracolo“, l’Italia racimolava solo una medaglia di bronzo nel 1971. L’augurio degli addetti ai lavori è che questo sport, che conta 2.500 tesserati nel nostro paese, abbia d’ora in poi più visibilità.

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