Gli insulti al magistrato Giovanni Falcone nel 2013 non saranno per Fabrizio Miccoli la causa della condanna che potrebbe presto subire, ma di certo vanno incontro a uno stigma molto significativo.

«Non mi interessa nulla di questa persona. Se si è ravveduto e si è pentito per quello che ha detto è meglio per lui. Non si tratta di perdonare»: così Maria Falcone, sorella del magistrato Giovanni Falcone, commenta la recente notizia sul processo a Fabrizio Miccoli. L’ex calciatore del Palermo è accusato di estorsione con l’aggravante del metodo mafioso. Nel 2013 si rese protagonista di un bruttissimo episodio: intercettato al telefono mentre chiedeva al figlio di un boss mafioso il recupero di un credito, ha definito il magistrato ucciso dalla criminalità organizzata come «fango».

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Il nome di Miccoli ha fatto capolino nell’ambito di un’indagine nata nel 2011 su Antonino Lauricella, il boss arrestato nello stesso anno. Gli inquirenti hanno tenuto d’occhio per molto tempo il figlio Mauro Lauricella, con il quale il calciatore era in contatto. E con il quale avrebbe condiviso diverse battute all’indirizzo di Giovanni Falcone.

Miccoli
Maria Falcone

«A quell’età non si può essere ingenui – spiega Maria Falcone a Quntastories.it -. Sono una persona che dice sempre che al primo posto c’è la responsabilità per quello che diciamo e per quello che facciamo». Il procuratore di Palermo, Ettore Costanza, ha chiesto per Miccoli la condanna a tre anni e sei mesi, confermando la sentenza di primo grado.


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